Allo stadio di Falconara, località di Lerici, covo della Santerenzina, il 23 agosto alle 20.30 si disputerà la Coppa Bibolini, dedicata a una leggenda del calcio spezzino che militò, oltre che nella squadra del luogo natio, anche a Siracusa, Fermana, Piacenza, Ravenna, Mantova con cui raggiunse la Serie B, e Spezia dove nel 1963 mise fine alla sua carriera. Calciatore umile che giocava a centrocampo, con sudore e fatica, insegnando i grandi valori umani nel mondo dello sport

Piero Bibolini, nato a Lerici il 16 marzo 1932, è uno dei simboli più iconici nel Golfo dei Poeti. Non per aver militato nelle squadre più blasonate del nostro campionato o in Nazionale, ma per aver trasmesso passione, umiltà e dedizione, oltre agli indiscutibili valori tecnici a La Spezia e non solo. Lerici e Santerenzina lo ricordano giocando un derby nello stadio a lui dedicato, l’impianto di Falconara di Lerici. Calcio d’inizio della “Coppa Bibolini” sabato 23 agosto alle 20.30. Nato a Lerici nel 1932, e scomparso nel 2010, Bibolini è stato un ottimo atleta: prima di diventare un calciatore. Piero praticò nuoto e basket. Qualche tempo dopo, fu folgorato sulla via del pallone per diventare un faticatore di centrocampo. Militò nello Spezia, Sarzanese, Siracusa, Fermana, Piacenza, Ravenna e Mantova. Nella squadra virgiliana si raccontano le sue gesta più valorose, disputando fino alla Serie C, campionati di grande livello, raggiungendo la promozione in B nel 1959.

Sono gli anni del “Piccolo Brasile”, soprannome coniato da un gruppo di sportivi di Cesole in occasione di un’esibizione di Pelè in Italia, allenato da “topolino” Edmondo Fabbri (poi commissario tecnico della Nazionale nel 1966) e come direttore sportivo un rampante Italo Allodi (quello che costruì anche la “Grande Inter”) che in quattro anni portò il Mantova dalla D alla A. In quella squadra con Bibolini militavano Gustavo Giagnoni, Giancarlo Cadé ed Ettore Recagni (diventati allenatori di A e B), William Negri, che raggiunse addirittura la Nazionale. Qualche anno dopo, Dino Zoff, Angelo Benedicto Sormani, Karl Heinz Schnellinger, Beniamino Di Giacomo fecero parte per qualche anno di quella squadra che si confermò nella massima stagione in 7 campionati su 11. Bibolini nella sua esperienza in biancorosso conquistò i tifosi al punto che tuttora capita che turisti mantovani ospiti nel comune lericino chiedano notizie di lui.

Dopo Mantova, nella stagione 1958/59 si trasferì al Piacenza di nuovo in C, dove da mediano titolare risulterà il giocatore più utilizzato nella squadra emiliana, con 33 presenze. Segnò anche 5 reti di cui 3 su rigore. Infine terminò la carriera nel Lerici portandolo allo storico campionato di Serie D. Proprio domenica 4 maggio al Piero Bibolini spalti gremiti, verde e bianco ovunque, cori e bandiere per festeggiare la vittoria del campionato di Prima Categoria, girone D, insieme ai ragazzi che hanno compiuto l’impresa, ma anche a tanti indimenticati giocatori del passato, come Raffaele Gianetti. La promozione è arrivata a settant’anni dall’ultima volta, quando tra i giocatori c’era anche un giovane Piero Bibolini, al quale oggi è dedicato il campo della Santerenzina.
Il presidente del Lerici Calcio, Jacopo Carro, ha spiegato alla redazione di www.tuttifiglidigiotto.it ha spiegato il motivo di questa fama raggiunta da Piero Bibolini
E’ stato uno dei personaggi più importanti dello spezzino, soprattutto di Lerici per il suo carisma e la sua filosofia di calcio. Il suo lato umano è stato molto importante, al di là delle sue capacità tecniche che gli servirono a trascinare il Lerici in Serie D a fine carriera
Finalmente una partita per ricordarlo il 23 agosto alle 20.30
Da tre anni che ci proviamo, poi alla fine abbiamo avuto il benestare della Santerenzina. Spero che ci sia tanta gente a ricordare questo campione soprattutto nei valori umani. Aspetto tutti per vivere una serata entusiasmante
Chissà, magari un giorno si potrà fare un triangolare con lo Spezia?
Sarebbe un sogno. Noi dovremmo crescere ancora un po’. Il Santerenzina è arrivata in Promozione, noi del Lerici siamo in Prima Categoria. Magari tra qualche anno, con un po’ di lavoro ai fianchi si potrebbe fare. Sarebbe un bellissimo premio per questo grande uomo
