S’inaugura il 21 marzo l’iniziativa ideata dall’artista Dicuonzo, nata da un progetto di valorizzazione del territorio delle miniere del Sulcis
“Sì, ci siamo! Il 21 marzo è finalmente il grande giorno: L’anima dei minatori apre le sue porte! È un sogno che ho custodito nel cuore e che, giorno dopo giorno, con pazienza, amore e determinazione, ho visto crescere. Aprire uno spazio dedicato alle miniere e alla storia di Nebida non è solo un progetto: è un atto d’amore. Adesso questo progetto diventa realtà, ha trovato il suo spazio, la sua luce. Sono profondamente grata a chi mi ha supportata e sostenuta lungo tutto il percorso”. Così Elena Dicuonzo, artista poliedrica, commenta, emozionata, l’apertura a Nebida, poco distante da Cagliari, di l’”anima dei minatori”, uno spazio che ha scelto di inaugurare proprio il 21 marzo, nel primo giorno di primavera. Nebida, piccolo borgo e frazione del comune di Iglesias, torna così ad accendersi simbolicamente con la luce della lanterna azzurra: la stessa che per secoli ha illuminato il lavoro dei minatori nelle cave e nelle gallerie, alla ricerca di carbone, zinco e di altri tesori nascosti nella montagna. Una luce che racconta la fatica, il coraggio e la dignità di chi ha scavato la montagna, lasciando un segno profondo nel territorio del Sulcis e nella memoria della sua comunità. È una luce azzurra che richiama anche le acque cobalto e smeraldo del mare, nella selvaggia costa Sud-Ovest della Sardegna.

L’info point artistico “L’Anima dei minatori” è un progetto visionario di valorizzazione del territorio con cui Dicuonzo ha voluto richiamare l’attenzione sull’importanza del patrimonio storico e paesaggistico di Nebida. “Questo progetto nasce dal profondo legame che sento con Nebida – spiega l’artista -. Volevo che la storia di queste terre non restasse soltanto una memoria lontana, ma continuasse a vivere, pulsando come una presenza viva, capace di trasformarsi in racconto, esperienza e luogo di incontro e di accoglienza anche per chi arriva oggi per scoprirla per la prima volta”.

L’Info Point si rivela come uno spazio multifunzionale, inondato di luce e capace di accogliere chi vi entra con una sensazione di quiete e armonia. Le pareti, immerse in delicate sfumature di azzurro e verde evocano freschezza, e un invito silenzioso a soffermarsi. Accoglie anche un corner dedicato a “L’Acqua delle Miniere – Nebida”, un profumo artigianale che cattura l’essenza del paesaggio: le note selvatiche della macchia mediterranea si intrecciano con la forza della roccia e con il respiro del mare e del vento. Una fragranza creata dall’artista stessa, pensata come omaggio sensoriale a questa terra e alla sua storia. Il packaging del profumo richiama la forma della lanterna dei minatori, trasformandola in un oggetto dal fascino evocativo: una piccola luce custodita, simbolo di guida e scoperta.

Pensato per accogliere turisti e villeggianti desiderosi di scoprire il territorio, lo spazio ospita anche un piccolo bookshop, con mappe, guide e opuscoli dedicati alla storia di Nebida e del Sulcis. Offrirà anche servizi turistici di qualità : site guidate, trekking sui sentieri storici.
Guide ambientali escursionistiche associate Aigae accompagneranno lungo i percorsi della memoria, tra gallerie e antichi insediamenti minerari, il sito minerario di Porto Flavia a picco sul mare, famoso per le sue due gallerie sovrapposte scavate direttamente nella scogliera che sovrasta il mare dalle mille sfumature di blu, davanti al Pan di Zucchero, uno dei più grandi faraglioni d’Europa (alto 132 metri ), un monumento naturale modellato dal tempo. Tra gli itinerari più suggestivi, per chi ama il trekking, c’è il Cammino Minerario di Santa Barbara, la patrona dei minatori, da percorrere a piedi o in mountain bike, con il piacere di riscoprire a passo lento la bellezza del territorio e la storia mineraria del territorio. Fino alla incredibile grotta situata all’interno della miniera di San Giovanni che i minatori scoprirono nel 1952, durante i lavori di scavo di un pozzo: una vera e propria cattedrale sotterranea, scintillante e maestosa alle cui pareti sono ricoperte di cristalli tabulari di barite bruno scuro e concrezioni semisferiche calcare bianco candido a nido d’ape.

E ancora: il maestoso fantasma di un’antica Laveria Lamarmora, a strapiombo sul mare, sulla scogliera di Nebida, di fronte a cinque suggestivi faraglioni. La sua struttura sembra emergere dalla roccia con due alte ciminiere e una serie di aperture ad arco. Costruita per la cernita e il lavaggio dei minerali (attività svolta soprattutto dalle donne) fu progressivamente abbandonata a partire dagli anni Trenta del Novecento. Oggi rappresenta uno dei più affascinanti esempi di archeologia industriale della Sardegna. Da non perdere anche le grotte naturali della zona e il Museo delle macchine di miniera, dove sono esposti circa settanta macchinari insieme ad attrezzature e utensili utilizzati dai minatori: picconi, martelli pneumatici, carrelli, pale meccaniche e vagoni impiegati per il trasporto dei minerali e dei lavoratori.
