Le mamme ai funerali dei propri figli uccisi il 28 febbraio 2026 in un attacco aereo nella scuola di Minab

Il bombardamento di una scuola piena di bambine del 28 febbraio sarà sicuramente ricordato come il più devastante errore militare degli ultimi decenni. Un’inchiesta americana è atto ma gli USA scaricano la responsabilità ad altri. Intanto le mamme di Minab piangono sempre i propri figli, assassinati inspiegabilmente

I volti, le grida, il disperato dolore delle mamme atèfone di Minab è solo l’immagine più recente dello strazio fatto politico. Reso ammissibile come passo bellico che, con la tecnologia della morte istantanea e inattesa, diventa trapasso in un batter di ciglia, mentre le alunne osservavano lavagne colorate dal piacere del sapere. E’ stato un attimo, un lampo, una spettrale luce. Un riflesso sonoro, sordo, lugubre, razzente e mortifero, giustificato – dopo – col forse e con l’errore. Orrore no. Non si vuole ammettere. Gli assassini non si ritengono mai tali, non si riconoscono specie quando strappano l’anima a esistenze gioiose. Sulle spoglie delle figlie denudate del futuro, quelle bambine un poco più adulte e diventate madri si sono ritrovate nel tormento che sottrae il fiato più della polvere delle macerie. S’incontrano e lacrimano, coi tratti somatici di gente diversa e uguale; con la fisionomia stordita, lacerata nell’intimo senso di perdite assolute. Ineguagliabili. Con le facce di genitrici defraudate di un legame che sarebbe durato, decennio dopo decennio. Invece niente. Non un anonimo fato le priva della gioia, ma un destino scritto dai perversi cacciatori di dolore. I politici del tormento altrui. Gli uomini dell’afflizione e della sopraffazione venuti a torturare quel lembo antichissimo di mondo chiamato Persia, Palestina, e con nomi recenti Libano, Siria, Iraq. Serrano gli occhi e piangono le donne di Minab. Non vorrebbero osservare gli infantili cadaveri cui hanno rivolto suppliche e preghiere, né gli edifici esplosi e triturati da chi vuole riscrivere la Storia sull’altrui dolore.

articolo pubblicato su http://enricocampofreda.blogspot.it

Di Enrico Campofreda

Giornalista. Ha scritto per Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport, Il Manifesto, Terra. Attualmente scrive di politica mediorientale per il mensile Confronti, per alcuni quotidiani online e sul blog http://enricocampofreda.blogspot.it/ Publicazioni: • L’urlo e il sorriso, 2007 • Hépou moi, 2010 • Diario di una primavera incompiuta, 2012 • Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013 • Leggeri e pungenti, 2017 • Bitume, 2020 • Corazón andino, 2020 • Il ragazzo dai sali d’argento, 2021 • Pane, olio, vino e sale, 2022 • L'Intagliatore 2025

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