Ai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti, di Milano, fino al 26 Aprile 2026, in occasione della Milano Art Week (terminata il 19 Aprile) e della Milano Design Week (che inizia il 21 aprile), MOUNTAIN ECHOES di Yuval Avital – Le voci e i suoni della Valtellina in sculture sonore
Tre imponenti montagne sonore antropomorfe, realizzate con tessuti locali (lino, canapa e lana) trattati con resine per resistere agli agenti atmosferici e poter essere installate all’aperto. Al loro interno, ospitano sistemi di diffusione e altoparlanti che restituiscono 476 registrazioni audio raccolte sul territorio, dando vita a un’esperienza sensoriale totalmente immersiva, in grado di rappresentare il patrimonio culturale ed ambientale montano.

È il progetto elaborato dall’artista Yuval Avital, che in un lungo viaggio in Valtellina, tra l’autunno e l’inverno del 2025, ha attraversato la valle con microfoni, macchina fotografica e videocamera, fino a diventare parte integrante della comunità, realizzando migliaia di scatti, e registrando ogni genere di suono: dalla mungitura a mano delle mucche fino alle lingue segrete della Valmalenco, racconti, canti, suoni di corsi d’acqua, voci della fauna e della flora. Capace di unire arte contemporanea, identità locale e partecipazione delle comunità.
Dopo essere state protagoniste, nel periodo olimpico e paraolimpico, di Milano-Cortina, un “allestimento diffuso” in Valtellina — tra Sondrio, Bormio e Tirano — le Montagne Umane di MOUNTAIN ECHOES, ideate e realizzate dal Comitato CULTURA + IMPRESA insieme all’artista multimediale Yuval Avital, trovano a Milano un nuovo palcoscenico: dal 13 al 26 aprile 2026 approdano ai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti, accompagnate dalla mostra multimediale MOUNTAIN ECHOES in Valtellina: una selezione di fotografie scattate dall’artista durante il making of del progetto.
“Più conosco la cultura delle montagne italiane, più mi rendo conto che in questi territori la montagna non è sfondo, ma presenza viva che plasma il lavoro, i legami, la memoria e l’identità. In Valtellina questa consapevolezza ha assunto per me una forma particolarmente intensa e intima, fatta di rispetto per la natura, storie, miti e memoria condivisa” , spiega Yuval Avital, artista multidisciplinare e compositore, nato a Gerusalemme, nel 1977, che dal 2004 vive e lavora in Italia. “Viviamo in una società in cui percepiamo tutto, ma abbiamo perso la capacità di ascoltare davvero. Siamo sempre in corsa, come se il tempo non bastasse mai. Le mie opere invitano a fermarsi, a rallentare: forse è in questa pausa che possiamo ritrovare un modo più autentico di ascoltare anche le nostre montagne. Anche in montagna siamo immersi nei suoni: diversi da quelli urbani, ma tutt’altro che assenti. Le montagne sono vive e risuonano dei loro rumori”.
Avital ha collaborato da vicino con i “custodi della memoria”: artigiani, pastori, artisti, scuole, associazioni e cittadini di diverse generazioni. Ha ascoltato e registrato la montagna nei suoi elementi più essenziali — il silenzio, il vento, l’acqua, i suoni più sottili del paesaggio. Da questo lavoro è nato un archivio vivente, in cui ogni suono diventa un incontro”.

Il percorso, dal fondovalle all’alta montagna, comincia nel buio umido della cava della Bagnada, in Valmalenco, e poi que metronomo minimo: le gocce. Acqua e pietra, nel cuore della montagna. Un suono che ha accompagnato uomini e donne nella fatica e nel pericolo delle miniere. Mario, a Teglio, racconta del mulino e della Segèl (segale), la voce di Marcello parla la lingua segreta come il Plat di Sciòber e il calmùn, modi di parlare nati per comunicare solo dentro la comunità senza farsi capire dagli estranei. I canti spontanei degli alpini durante la Scargaamuut di Albosaggia, il rito della transumanza.
La montagna risponde con il sibilo del vento, lo scroscio dei torrenti, il fragore dello cascata della Val Nera a Livigno, i passi che frusciano tra le foglie in un bosco di castagni, Il campanaccio delle mucche brune in alpeggio, i muggiti, a volte lontani, portati dal vento insieme alle voci dei montanari. E ancora, il grugnito del maiale nero a Morbegno sino ai bramiti dei cervi nel Parco dello Stelvio e gli animali di Marco, vigile del fuoco e pastore, anima del ritorno della pecora ciuta di piccola taglia, la cui lana un tempo vestiva intere famiglie. Il suono dalle campane della chiesa, come quella di Sant’Alessandro a Lovero con le sue pietre secoli di devozione, decorata da splendidi affreschi ,si intrecciano a quello dei lavori umani e ai “Tirà li toli”: una tradizionale usanza di Tirano che si svolge il 31 gennaio, dove bambini e ragazzi trascinano per le vie del paese lattine di ferro (le “toli”) legate insieme per fare molto rumore, salutando l’inverno e risvegliando la natura, con il grido dialettale “L’è fò genée, l’è int febbrèe. L’è fÖ l’urs de la tana!” (È fuori gennaio, è dentro febbraio). Un tessuto acustico continuo, in cui tutto si sovrappone e diventa parte dello stesso paesaggio sonoro.
Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo 14, Milano
Orari di visita
giovedì e venerdì 16-20
sabato e domenica 10-14 e 16-20
ingresso: 5 euro
Prenotazioni: +39 344.0101739
