Nello Studio Zecchillo, ex Studio Piero Manzoni nel cuore di Brera a Milano, è visitabile dal 14 al 28 ottobre la mostra personale dell’artista Cannarella
Ci sono luci che custodiscono: restano nei luoghi, nelle cose, nelle pieghe del tempo. È in questo spazio di confine, tra visibile e invisibile, presenza e assenza, che prende forma la ricerca pittorica di Karam Sebastiano Cannarella, in cui la luce diventa occasione di riflessione sul tempo, sulla memoria e sulla natura mutevole dell’esistenza. “Restanza” è la nuova mostra personale dell’artista nato nel 1942 a Capo Passero, un piccolo paese in provincia di Siracusa, dedicata al tema della luce come materia, soglia e memoria, a cura di Vera Agosti, che inaugura mercoledì 14 ottobre alle ore 18 presso lo Studio Zecchillo – ex Studio Piero Manzoni -, in via Fiori Chiari 16 nel cuore di Brera a Milano, visitabile fino al 28 ottobre. Le figure umane progressivamente scompaiono dalle sue opere, lasciando spazio a stanze, teatri, porte socchiuse e oggetti che diventano tracce di una presenza passata. Una sedia vuota, una porta socchiusa, un vecchio specchio, un letto abbandonato. L’oggetto diventa una traccia. Il racconto di una storia. Ogni ambiente sembra custodire un segreto, ogni oggetto suggerisce un’assenza, ogni dettaglio apre uno spazio all’immaginazione. Che cosa è accaduto in quella stanza? Chi l’ha abitata, quali parole vi sono state pronunciate, quali gesti si sono consumati prima che il silenzio prendesse il sopravvento? L’immagine non offre risposte, ma lascia emergere domande, invitando lo spettatore a cercare, tra le tracce rimaste, la presenza invisibile di chi non c’è più.
“In Restanza il corpo non scompare davvero: si trasforma in traccia, memoria, eco della propria presenza”, afferma la curatrice Vera Agosti. La luce è il vero fulcro della mostra. Talvolta accarezza e custodisce, altre volte rivela e ferisce. “Queste opere parlano di ciò che resta – prosegue Agosti – Sono immagini attraversate da una dimensione poetica e meditativa che invita lo spettatore a confrontarsi con il proprio vissuto, con la memoria dei luoghi e con la fragilità delle presenze. La luce diventa il dispositivo attraverso cui il ricordo prende forma e continua a esistere, capace di trattenere ciò che il tempo tende inevitabilmente a disperdere”. Una ricerca che trova una particolare risonanza anche nel luogo dell’esposizione, già studio di Piero Manzoni e del cantante d’opera Giuseppe Zecchillo. “Per molto tempo ho dipinto la figura umana. Il corpo, il volto, il gesto erano al centro del quadro. Poi, lentamente, ho cominciato a sentire che potevo raccontare l’uomo anche senza mostrarlo. Forse persino con maggiore intensità. È nata così Restanza. Nei miei quadri sono comparsi muri, porte, stanze vuote, tende, specchi, oggetti lasciati indietro. Non sono nature morte e non vogliono essere semplicemente luoghi abbandonati. Sono spazi nei quali qualcosa è accaduto”, dichiara Karam Sebastiano Cannarella. “È questo che mi interessa nella pittura degli ultimi anni: non rappresentare ciò che c’è, ma cercare ciò che rimane. Una sedia vuota non è più soltanto una sedia. Ci parla di chi vi si sedeva. Una porta rimasta aperta conserva l’idea di qualcuno che l’ha attraversata. Un letto disfatto può raccontare una presenza più intensamente di un volto. E cerco una luce capace di far affiorare qualcosa che non si vede”.
Ad accompagnare la mostra sarà pubblicato un catalogo contenente i testi critici della curatrice Vera Agosti e di Emanuele Beluffi, offrendo ulteriori chiavi di lettura sulla ricerca dell’artista e sull’evoluzione del suo percorso. “Karam Sebastiano Cannarella ci mostra il dopo: siamo quello che lasciamo, siamo la luce che continua a battere ostinatamente su una sedia vuota o il bagliore blu di una notte che ha inghiottito il tempo”, conclude Emanuele Beluffi.
