Un murale raffigurante il leader palestinese Marwan Barghouti, con un messaggio in arabo che recita "A presto", sulla barriera di separazione israeliana nella città di Betlemme, in Cisgiordania, il 20 agosto 2025. (AP Photo/Mahmoud Illean, Archivio)

Il figlio della figura politica palestinese e leader di Tanzim-Fatah Barghouti, ha dichiarato, grazie alla testimonianza di un prigioniero scarcerato pochi giorni fa, che le guardie carcerarie israeliane avevano picchiato suo padre in modo così violento da lasciarlo “fisicamente distrutto”

Denti e costole rotte, un pezzo d’orecchio mozzato. E’ l’ennesimo pestaggio, la famiglia ne ha contati cinque in due anni, subìto da Marwan Barghouti nel luogo di detenzione a opera delle guardie carcerarie d’Israele. Ordini che vengono dall’alto, magari dallo stesso ministro della Sicurezza Itaman Ben Gvir che nell’agosto scorso gli si è parato davanti per minacciarlo, offenderlo, umiliarlo. Nella foto diffusa in quell’occasione dalle stesse autorità israeliane, il sessantaseienne leader delle cellule Tanzim di Fatah, attive durante la seconda Intifada e membro del Consiglio legislativo palestinese, era apparso invecchiato, emaciato, fortemente logorato da una detenzione che dura dall’aprile 2002 per cinque ergastoli inflittigli su omicidi peraltro mai provati. Il ministro col piglio del boia nel corso della “visita” al prigioniero aveva parlato di annientamento da praticare nei confronti suoi e di altri detenuti politici. E’ stato Arab Barghouti, uno dei figli, a offrire ai media la notizia degli agghiaccianti particolari delle lesioni inflitte al genitore, gli erano state riferite da un altro prigioniero scarcerato di recente. Mentre un possibile rilascio di Marwan, discusso nelle trattative dei rappresentanti di Egitto, Qatar, Hamas con la delegazione israeliana, ha visto quest’ultima sempre contraria sebbene abbia gradualmente ricevuto e concluso il recupero di ostaggi vivi e di cadaveri dei deceduti nell’incursione del 7 ottobre 2023.

Il ministro israeliano per la sicurezza nazionale, esponente dell’estrema destra, Itamar Ben-Gvir, il 14 agosto 2025 entrò nell’ala di isolamento del carcere “Ganot” e minacciò direttamente nella sua cella il noto prigioniero palestinese e leader di Fatah, Marwan Barghouti

Su Marwan Barghouti non grava solo il veto d’Israele che continua a ritenerlo uno dei palestinesi più pericolosi sul piano politico, vista la popolarità totale e trasversale di cui gode capace di spezzare la dicotomia fra le due fazioni storiche della rappresentanza palestinese in Cisgiordania e pure a Gaza. Il suo rilascio romperebbe i piani della componente collaborazionista di Fatah incarnata da Abu Mazen e dai suoi amministratori, propensa da tempo a seguire le indicazioni di qualsiasi maggioranza prevalga nella Knesset. L’esclusione dalle liste di scarcerazione del leader dei Tanzim veniva auspicata dalla stessa Autorità Nazionale Palestinese che continua a vederlo come un avversario alla propria sudditanza alle volontà israeliane, anche ora che lo Stato ebraico sceglie di praticare il genocidio diretto o strisciante dei gazawi e dei fratelli di Cisgiordania. E’ la coerenza alla causa e al diritto di resistenza sotto ogni forma anche armata, è l’integrità morale, l’impegno esclusivo verso il popolo che i burocrati di Fatah disdegnano nella persona di Barghouti. E’ la coscienza libera che una dirigenza opportunista, meschina, corrotta non riesce a sopportare. Così Marwan pur in cima alla lista degli oltre diecimila prigionieri palestinesi, e sono certamente di più come le vittime della Striscia perché Israele cela e svia informazioni su fermi e arresti, non deve uscire di galera. Anzi è auspicabile che lì trovi la fine dei suoi giorni. La “democrazia” di Tel Aviv fa il possibile per accelerare i tempi non di rilascio bensì d’una soluzione finale per questo detenuto. Non spiacerebbe anche ad altri. 

articolo pubblicato su http://enricocampofreda.blogspot.it

Di Enrico Campofreda

Giornalista. Ha scritto per Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport, Il Manifesto, Terra. Attualmente scrive di politica mediorientale per il mensile Confronti, per alcuni quotidiani online e sul blog http://enricocampofreda.blogspot.it/ Publicazioni: • L’urlo e il sorriso, 2007 • Hépou moi, 2010 • Diario di una primavera incompiuta, 2012 • Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013 • Leggeri e pungenti, 2017 • Bitume, 2020 • Corazón andino, 2020 • Il ragazzo dai sali d’argento, 2021 • Pane, olio, vino e sale, 2022 • L'Intagliatore 2025

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