Umberto Orsini in "Prima del Temporale" (foto di Claudia Pajewski)

Il grande attore porta a teatro “Prima del temporale” con la regia di Popolizio. Dopo Milano, lo spettacolo andrà in scena anche a Parma, Bologna, Correggio, Fidenza, Orvieto, Napoli, Roma e Torino

Il camerino teatrale rappresenta una linea sottile tra la realtà e la finzione. È uno spazio intimo, quasi magico, solitamente celato allo sguardo del pubblico; in “Prima del temporale” diventa invece il vero palcoscenico dell’azione. Protagonista assoluto è Umberto Orsini, diretto da Massimo Popolizio, in uno spettacolo tratto dalla sua autobiografia “Sold out”. “All’inizio ero un po’ restio, ma Massimo Popolizio ha trovato la chiave giusta: con la sua regia riesce a mettermi a fuoco”, racconta Umberto Orsini, 91 anni portati in scena (al Piccolo Teatro Grassi di Milano, fino al 21 dicembre 2025) con eleganza e misura, con una leggerezza sorprendente e l’entusiasmo intatto di chi ama profondamente la magia del teatro. “Questa è la prova più difficile, non interpreto un personaggio scritto da altri, ma me stesso e il mio mondo. Devo portare la mia età in scena, il mio corpo in scena, così come può funzionare a 91 anni”. Orsini è già lì, in camerino, cioè sul palcoscenico,  con una sigaretta tra le dita, in attesa del momento di entrare in scena, pronto a recitare un classico del teatro, Il temporale di August Strindberg. E’ un testo al quale Orsini stava realmente lavorando insieme con Massimo Popolizio, ma che non ha mai visto il debutto. E’ arrivato con largo anticipo, addirittura un’ora prima dell’inizio dello spettacolo, perché , racconta l’attore, il camerino è più caldo dell’albergo. Sulle pareti campeggiano i manifesti di tutti gli spettacoli che il grande attore ha portato in scena, per centinaia e centinaia di repliche, qualcosa  oggi difficilmente immaginabile. E il camerino diventa una sorta di scatola magica, popolata da ricordi e apparizioni, fantasmi di un passato che riaffiora in un intreccio senza ordine temporale. Incontri, amicizie, passioni e amori. Riaffiora alla memoria una folla di attori, registi, donne e uomini dello spettacolo e della cultura, scomparsi da anni. Una risata riporta a un attimo di felicità, un lungo silenzio rimanda a una perdita lontana nel tempo. Svela qualcosa di sé che ho sempre negato al pubblico. Racconta anche fatti apparentemente marginali.

Diamara Ferrero e Umberto Orsini in una scena di “Prima del Temporale” (foto di Claudia Pajewski)

In un amarcord ironico e toccante, in cui i piani temporali si dissolvono e memoria, esperienza e finzione si mescolano, Orsini ripercorre settant’anni di straordinaria vita artistica e privata, rievocando anche un’era irripetibile del teatro italiano. Ne nasce un lungo dialogo con se stesso e con il pubblico, affrontato con coraggio e grande generosità, attraversato da lievi accenti di malinconia. (“Perché devo ancora trascinarmi in tournée per tutta l’Italia e non recitare nel mio teatro, l’Eliseo, dove a sipario chiuso ero capace, dal brusio degli spettatori, di capire quanto era piena la sala?”). Non c’è compiacimento né celebrazione, ma un racconto intimo, tenero e affettuoso, che trova il suo equilibrio in sorriso ironico, senza nostalgie stantie. Anche l’intervento comico di due giovani personaggi, che fungono da spalla, contribuisce a creare un ritmo vivace e a tratti scanzonato: la giovanissima guardarobiera Diamara Ferrero, che ogni tanto interviene per ricordare al protagonista che è il momento di indossare il costume di scena, e l’addetto alla sicurezza Flavio Franucci, che gli rammenta il divieto di fumare. Quest’ultimo, diventando estemporaneamente attore per la battuta «Sono l’uomo del ghiaccio» nel Temporale di Strindberg, regala un momento di provino esilarante che strappa risate  al pubblico in platea.

 La sua prima esperienza come attore? Tutto cominciò leggendo gli atti di un notaio di Novara, dove, fresco di studi, praticava l’avvocatura come avrebbe voluto suo padre, Ettore. Le segretarie dello studio notarile, affascinate dal timbro caldo e dalla presenza della sua voce, decisero di iscriverlo — a sua insaputa — alle selezioni per l’Accademia d’Arte Drammatica di Roma. “Non avevo alcuna vocazione per la recitazione — ricorda con grande ironia —, quella è arrivata solo più tardi”. Rievoca il viaggio da Milano Centrale a Roma Termini con ventimila lire in tasca, per sostenere il provino all’Accademia Silvio D’Amico. “Sul treno, per caso, incrociai Orson Welles; non parlai molto, ma la sua presenza lasciò un segno, una specie di vertigine silenziosa”. A Roma avrebbe voluto alloggiare alla Pensione Salaria, principalmente perché in via Salaria abitava anche Luchino Visconti, ma alla fine finirà invece in una pensione modesta, scelta sfogliando la guida del telefono da una cabina telefonica. Era il 1955. Fu ammesso portando “L’uomo dal fiore in bocca” quasi senza rendersi conto di ciò che stava accadendo. Nel 1957, la sua entrata al Teatro Eliseo che divenne poi la sua casa. “Come vorrei tornare in scena in quel teatro dove ho recitato per 60 anni, dove ho fatto più di 40 spettacoli, che ho diretto per 20 anni e dove ho avuto i miei più cari amici li. Non si riaprirà più o, se si riaprirà, sarà diverso”. Affiora Il ricordo struggente di Rossella Falk e quello più giocoso di Corrado Pani“quello degli amici che mi manca di più, cinico, divertente, sdrammatizzante” – e ancora la giovane Virna Lisi compagna d’Accademia , l’amata compagnia dei Giovani con Romolo Valli e Giorgio De Lullo e ancora Giancarlo Giannini, Gian Maria Volonté, e il cinema del fratello a Oleggio dove da ragazzo assisteva a quattro-cinque film americani al giorno.

Umberto Orsini, 91 anni, sul palco in “Prima del temporale” (foto di Claudia Pajewski)

Si  ricordano i fotoromanzi, una pratica comune per gli attori dell’epoca per sfruttare la popolarità regalata dalla tv (“Erano riviste vendutissime, che raggiungevano un pubblico più ampio di quello del teatro”).  La ventennale storia con Ellen Kessler che aveva conosciuto alla mensa Rai di via Teulada. “Eravamo mascherati tutti e tre, come avviene alle prove. Loro due con un vestito a piume di struzzo, io da rivoluzionario francese. Il nostro primo incontro sembrava carnevale”.  Si rievoca  con tenerezza “Emmanuelle 2” con Sylvia Kristel. “Giravamo a Bali, mi chiese di provare la scena nella mia roulotte. Una scena di mugolii e di piacere. Mi disse: “Quando sono sopra di te devi mettere le mani sul mio sedere, perché ho un po’ di cellulite”. “Ma se sei la donna più bella del mondo”, risposi . Era un sex symbol ed era profondamente fragile e complessa. Poi la persi di vista. Seppi che era gravemente malata in Olanda, dov’era nata. Andai a trovarla in ospedale, ci mise parecchio a riconoscermi. Mi parlava in olandese, non si ricordava nulla di Emmanuelle”. Vengono mostrate le immagini di un Orsini dai capelli biondo platino nella parte indimenticabile di Ivan Karamazov, nel celebre sceneggiato televisivo regia di Sandro Bolchi. Subito dopo  l’attore appare in primo piano sullo schermo, ormai anziano, e pronuncia gli stessi interrogativi di Fëdor Dostoevskij su Dio e sul perché della sofferenza infantile, con un’intensità commovente, che risuona come un monito potente e dolorosamente attuale. Una dichiarazione d’amore al teatro che si rinnova ogni sera. Da condividere con il pubblico. Che poi, fare teatro non è altro che un atto d’amore. Per la vita. E’ riportare le vere emozioni sul palco. Vive. Nelle verità.  Sarà l’ultima recita? Non si sa. La standing ovation del pubblico è spontanea e doverosa. 

Dopo le repliche milanesi, lo spettacolo sarà in tournée a Parma (Teatro Due, 24 e 25 marzo), Bologna (Teatro Duse, dal 27 al 29 marzo), Correggio (Teatro Asioli, 31 marzo), Fidenza (Teatro G. Magnani, 1 aprile), Orvieto (Teatro Mancinelli, dall’11 al 12 aprile), Napoli (Teatro Diana, dal 14 al 26 aprile), Roma (Teatro Argentina, dal 5 al 10 maggio), Torino (Teatro Carignano, dal 26 al 31 maggio).

Di Cristina Tirinzoni

Giornalista professionista e critico teatrale, ha cominciato a scrivere per testate femminili (Donna Moderna, Club 3, Effe, Donna in salute). E’ stata poi per lungo tempo redattore del mensile Vitality e del mensile Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie Come un taglio nel paesaggio (Genesi editore, 2014) e Sia pure il tempo di un istante (Neos edizioni, 2010).

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