L'arbitro somalo Omar Artan è stato bloccato all'aeroporto internazionale di Miami dove è stato espulso dall'ufficio anti immigrazione dell'amministrazione trumpiana

Clamorosa esclusione dal Mondiale dell’arbitro somalo Artan, considerato uno dei migliori arbitri africani, per mano dell’ufficio anti immigrazione dell’amministrazione trumpiana. Accusato di essere un terrorista, il direttore di gara è stato accolto come un eroe a Mogadiscio. Molto discutibile il comportamento della Fifa, che non ha denunciato l’abuso di potere di un provvedimento vergognoso, pretestuoso, falso, razzista

Né venduto né cornuto, direttamente terrorista. Il somalo Omar Abdulkadir Artan, il miglior arbitro d’Africa della passata stagione, pronto per il Mondiale d’America è finito in galera e poi espulso con quell’accusa rivoltagli dalla Customs and Border Protection, il filtro anti immigrazione dell’amministrazione trumpiana. Questo nonostante visti, documenti, immagini e curricula offerti dal suo Paese e dalla Federazione Internazionale organizzatrice del ventitreesimo Campionato mondiale di calcio. L’ennesima manifestazione agonistica totalmente asservita all’affarismo, inficiata da un esclusivismo geopolitico che discrimina e accoglie secondo parametri soggettivi, in questo caso quelli dell’attuale sovrano della democrazia statunitense. Incensato sino al servilismo dal presidente-fantoccio dell’internazionale del pallone, l’italo-svizzero Gianni Infantino che in un atto d’imbarazzante fantozziana piaggeria avanzò, non si sa a quale titolo, la proposta di Nobel per la pace al tycoon americano. Così, come accade a tanti altri organismi dello sport, la Fifa anziché difendere a denti stretti un suo tesserato investito dell’importante  funzione di giudice, l’ha abbandonato a sé stesso lasciandolo nelle nerborute mani degli inquisitori di frontiera che gli contestavano un nome, simile a quello d’un membro di al-Shabaab, un gruppo locale affiliato ad al-Qaeda. E per i funzionari dell’Ufficio immigrazione imbeccati dalla Cia, la somma fra i due nomi e cognomi è stata semplice, terrorista o presunto tale pure l’arbitro, che poteva tornarsene da dove veniva.

Inaccettabile il comportamento del presidente della Fifa Gianni Infantino di fronte all’espulsione dell’arbitro Omar Artan; un dichiarato abuso dell’ufficio anti immigrazione dell’amministrazione di Donlad Trump

Consolazione per il fischietto, l’essere accolto a Mogadiscio come un eroe fra abbracci dei concittadini, non solo sportivi, e dichiarazioni ufficiali delle autorità. E poi incontri col primo Ministro Hassan Hamza Abdi Barre, col presidente Hassan Sheikh Mohamud, mentre alcuni membri dell’opposizione somala, l’ex presidente Mohamed Abdullahi Farmaajo e l’ex primo ministro Hassan Ali Khaire, sostenendolo hanno lanciato proteste per quella che considerano una chiara discriminazione. Eppure dalla Casa Bianca Donald Trump se ne infischia. Da tempo ha bollato la Somalia e la comunità somala interna quale gente indesiderata, imponendo di fatto un divieto d’ingresso tramite sospetti e illazioni che hanno fermato anche il miglior fischietto africano. Lui, ventiquattrenne, spera in nuove occasioni, sebbene la vetrina dei Mondiali resti la più significativa. In realtà nella Storia del calcio, seppure non giocato e giudicato, ci entra egualmente con quest’esclusione. Un provvedimento ch’è una vergognosa impostura, pretestuoso, falso, razzista. Per ora è meglio essere ricordato così piuttosto che nel ruolo d’un giudice in odor di corruzione come Byron Aldemar Moreno, nei Mondiali 2002. Oppure d’un arbitro talmente svagato e cieco, Ali Bin Nasser, nella celebre Inghilterra-Argentina dei Mondiali 1986 che sdoganò la cosiddetta “mano de dios”.

articolo pubblicato su    http://enricocampofreda.blogspot.it

Di Enrico Campofreda

Giornalista. Ha scritto per Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport, Il Manifesto, Terra. Attualmente scrive di politica mediorientale per il mensile Confronti, per alcuni quotidiani online e sul blog http://enricocampofreda.blogspot.it/ Publicazioni: • L’urlo e il sorriso, 2007 • Hépou moi, 2010 • Diario di una primavera incompiuta, 2012 • Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013 • Leggeri e pungenti, 2017 • Bitume, 2020 • Corazón andino, 2020 • Il ragazzo dai sali d’argento, 2021 • Pane, olio, vino e sale, 2022 • L'Intagliatore 2025

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