A cent’anni dalla nascita di Alik Cavaliere, il Museo del Novecento, nell’ambito di FOCUS900, approfondimento dedicato ad alcuni dei protagonisti della scena artistica milanese e italiana degli anni Sessanta e Settanta, ospita fino all’autunno 2027 un’installazione composta da tre opere appartenenti al ciclo “Gustavo B”
A cent’anni dalla nascita di Alik Cavaliere (Roma, 1926 – Milano, 1998), Milano torna a riscoprire la figura di uno scultore che, nel corso di quasi mezzo secolo di ricerca, ha attraversato linguaggi e sperimentazioni senza mai aderire stabilmente a una corrente o a una scuola. Formatasi nella tradizione scultore, la sua arte ha saputo trasformare il bronzo in racconto, oggetti comuni in apparizioni fantastiche, senza rinunciare alla loro consistenza materiale. Tronchi, cespugli, foglie, frutta e fiori (soprattutto rose), oppure rami intrecciati come tentacoli e rinchiusi in gabbie da cui tentano di uscire. Un programma di studi, mostre e nuove acquisizioni nelle collezioni pubbliche offre oggi l’occasione per approfondire il suo percorso e rileggere il suo contributo originale alla scultura italiana del secondo Novecento.

L’Accademia di Belle Arti di Brera ha ospitato una giornata internazionale di studi all’artista che a Brera si formò e insegnò scultura per oltre trent’anni. succedendo a Marino Marini nella cattedra e ricoprendo la carica di direttore dell’Accademia di belle arti di Brera tra il 1988 e il 1995. Promosso dal Centro Artistico Alik Cavaliere, sede dell’Archivio dell’artista, e curato da Angela Vettese, il convegno nasce da una convinzione precisa: per comprendere davvero la ricerca di Alik Cavaliere è necessario tornare a quella straordinaria stagione in cui artisti, architetti, critici, filosofi, galleristi e scrittori contribuirono insieme a ridefinire l’idea stessa di contemporaneità. Fu una stagione irripetibile. Non nacquero soltanto opere. Nacque un modo nuovo di pensare l’arte, fondato sul dialogo continuo. La dimensione collaborativa costituisce uno degli aspetti più interessanti del convegno, anche perché permette di riportare alla luce relazioni che la storiografia ha spesso lasciato ai margini. È la testimonianza di un ambiente nel quale amicizia, lavoro e sperimentazione si alimentavano reciprocamente, attraverso incontri che non sempre assumevano la forma di gruppi. il rapporto tra Cavaliere e Bobo Piccoli, ad esempio, con la collaborazione per la scenografia di «Miracolo a Milano» di Vittorio De Sica nel 1951. Intorno all’Accademia di Brera, alle gallerie milanesi, ai tavoli del Bar Jamaica e ai nuovi luoghi della cultura si sviluppò un tessuto di relazioni straordinariamente fertile, nel quale convivevano ricerca artistica, sperimentazione teorica e amicizie intellettuali. Alik Cavaliere appartiene pienamente a questa storia. Allievo di Marino Marini, docente di scultura per oltre trent’anni all’Accademia di Brera, artista refrattario alle appartenenze di movimento, attraversò quella stagione dialogando continuamente con pittori, architetti, musicisti, scrittori e uomini di teatro, trasformando la scultura in un luogo d’incontro tra narrazione, natura, filosofia, letteratura, performance e spazio.
Il Museo del Novecento ospita dal 6 ottobre (fino all’autunno 2027) un’installazione composta da tre opere appartenenti al ciclo Gustavo B (1962), nell’ambito di FOCUS900. “dove la scultura diventa un racconto plastico in numerosi episodi e il realismo si tramuta in una narrazione surreale” come scrive Elena Pontiggia nel Catalogo. Le sculture raccontano la storia di Gustavo, un uomo qualunque (un alter ego?) che cresce in una città di campagna e viene raffigurato mentre affronta varie fasi della sua vita – ogni fase, un’opera. “Nessuno sa perché l’aveva chiamato così”, racconta Fania Cavaliere, la figlia dello scultore e custode appassionata del Centro Artistico Alik Cavaliere (in via E. De Amicis, 17). Dal 27 ottobre 2026 all’11 gennaio 2027, Palazzo Citterio accoglie Insegnare l’arte: Brera fra moderno e contemporaneo, a cura di Giovanni Iovane e Marina Gargiulo. La mostra include La Porta o Paesaggio e Dintorni (1969-1977) di Cavaliere, mettendone in luce la presenza nella storia artistica di Brera. Nel corso di ottobre 2026, il Comune di Milano è in programma l’acquisizione di Le porte (1989), destinata a Palazzo Reale, con una presentazione pubblica al Museo del Novecento.

Il Museo MAGA di Gallarate ha programmato l’acquisizione e la presentazione di «Ramo secco» (1979), mentre ai Musei Civici di Pavia è prevista l’esposizione e l’acquisizione di «Grande pianta Dafne» (1991), con una data ancora da definire. Alla Fondazione Galleria Milano, è allestita fino al 16 novembre la mostra Viaggio attorno a un tavolo. Alik Cavaliere e Vincenzo Ferrari. Il percorso espositivo si basa su carteggi e materiali d’archivio ritrovati di recente. Fulcro dell’esposizione è la ricostruzione di Attraversare il tempo, un progetto visionario e ambizioso realizzato tra il 1978 e il 1979 congiuntamente dai due artisti, conosciutisi all’Accademia di Brera: un un tentativo utopico di rendere visibili i concetti enunciati nella teoria della relatività di Einstein, una partita che i due artisti giocano a scacchi, una proposta di itinerario in treno che verrà effettivamente compiuto con la famiglia dell’amico artista Bobo Piccoli. Le lastre originali, da cui sono state ricavate 12 litografie, sono accompagnate dai progetti preparatori, il quaderno in cui i due artisti documentano il processo creativo e concettuale e le foto del viaggio con la famiglia Piccoli.
“Non si potrebbe mettere un albero, al posto del Canova? Sai che insegnamento sarebbe vederlo fiorire, e poi sfiorire, e poi di nuovo coprirsi di foglie, magari di fiori? Molto meglio di questo bronzo, che pure è bello, bellissimo”. Così diceva Alik Cavaliere riferendosi al Napoleone che si staglia nel cortile dell’Accademia. La natura è stata sempre al centro della sua opera. Amava la vegetazione cittadina: pigne o rami trovati nel parco Ravizza, vicino al grande capannone di via Bocconi che aveva preso in affitto dal Comune di Milano nel 1962, trasformandolo nel suo storico studio d’artista, circondato da un piccolo orto-frutteto. Chi veniva a trovarlo lo vedeva intento a zappare l’orto, a raccogliere i frutti dagli alberi o a dare da mangiare agli animali che gli zampettavano attorno: conigli, oche e gatti randagi. Per i suoi Alberi sceglieva il tronco del sambuco: formava un cilindro con la corteccia e la spalmava di cera, per poi fonderlo in bronzo. “Alick ha portato a Brera una ventata di grande innovazione, aprendoci la mente sin dal primo giorno: ci ha radunati intorno a un tavolo, con al centro Il Capitale di Karl Marx, e ci ha detto: «Ragazzi, allora cominciamo a pensare: qual è oggi il ruolo dell’arte nella società?». Alick è sempre stato molto concentrato sulle ragioni fondanti e sui principi, ma ha anche creduto profondamente nell’intelligenza del fare, nell’intelligenza delle mani. Ha attraversato tutte le tecniche e sperimentato una grande varietà di materiali, non studiandoli in modo specifico e isolato, ma facendoli confluire nella sua fertilissima immaginazione. Dai metalli tradizionalmente impiegati nella scultura, come rame, bronzo e argento, a quelli meno convenzionali, come acciaio, ghisa, ottone, piombo e similoro, per poi rivolgersi a plastiche, carta, parola, suono, stoffe, legno, acqua, porcellana, ceramica, terracotta, vetro, specchio e materiali di recupero.

A ricordarlo è Gaetano Grillo, ideatore, fondatore e direttore del MAAAPO (Museo Arte Ambiente Arena Po), progetto speciale nato nel 2017 da una sua intuizione visionaria nel Borgo d’Arte di Arena Po, in provincia di Pavia. Nato a Molfetta nel 1952, Grillo si trasferisce giovanissimo a Milano per studiare all’Accademia di Brera, dove diventerà in seguito docente e direttore della Scuola di Pittura. «Parto per Milano dove mi iscrivo all’Accademia di Brera, portando una lettera di presentazione dell’editore Vito Macinagrossa di Bari, diretta al maestro Domenico Purificato, allora anche direttore dell’Accademia di Brera. Quella lettera non la consegnerò mai, perché deluso dall’epigonismo che regna nella sua Scuola di Pittura, ma anche nelle Scuole di Cantatore, di Messina ecc. Mi iscrivo invece alla Scuola di Scultura di Alik Cavaliere, dove si sperimentano nuovi linguaggi» .«La Scuola di Alik Cavaliere costituisce per me, appena diciannovenne, la prima vera palestra formativa; azzero i miei primi dipinti con le nuvole e apro ai nuovi linguaggi del momento, alle nuove teorie concettuali e soprattutto rivolgo il mio interesse verso la Land art». Gaetano Grillo, ha voluto rendere omaggio al suo maestro collocando lungo il percorso all’aperto del MAAAPO – la granitica Donna con bambino, scultura del 1949 in pietra di Verona. L’opera, inserita in una posizione enigmatica a ridosso del borgo e del fiume Po, rivolge il suo sguardo attonito verso l’argine, in un dialogo silenzioso con il paesaggio circostante. A raggiungerla è ora anche la monumentale installazione in bronzo L’albero del Giamaica (1982), opera di forte impatto destinata definitivamente al Museo di Brera. Il titolo richiama un periodo in cui uomini di cultura, non soltanto artisti, si ritrovavano intorno al celebre locale Giamaica e, più in generale, nel quartiere di Brera, dando vita a discussioni e scambi intellettuali.
Info
Il Museo del Novecento è in Piazza Duomo 8 – 20123 Milano
Orari
| Lunedì | CHIUSO |
|---|---|
| Martedì | 10:00 – 19:30 |
| Mercoledì | 10:00 – 19:30 |
| Giovedì | 10:00 – 22:30 |
| Venerdì | 10:00 – 19:30 |
| Sabato | 10:00 – 19:30 |
| Domenica | 10:00 – 19:30 |
Ultimo ingresso consentito un’ora prima della chiusura del museo.
Piazza Duomo, 8 Milano
Email: c.museo900@comune.milano.it
Telefono: +39 02 884 440 61
Giorni di chiusura 25 dicembre, 1° gennaio, 1° maggio.
