Silvia Gaffurini,_"Sponge City 2"

In occasione delle Olimpiadi Milano Cortina, la galleria d’arte Gli eroici furori propone fino al 15 febbraio la mostra collettiva ON EDGE. Sono venti gli artisti coinvolti

Con l’inaugurazione ufficiale del 6 febbraio al San Siro Olympic Stadium, si sono aperti i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina. La città meneghina ne accompagna l’avvio trasformandosi in un palcoscenico diffuso, con un ricco calendario di mostre e appuntamenti culturali che dialogano con lo spirito olimpico. La galleria d’arte Gli eroici furori propone fino al 15 febbraio la mostra collettiva ON EDGE a cura di Silvia Agliotti e Paola Martino che sceglie di raccontare lo sport da una prospettiva inusuale: non la vittoria, non la competizione, ma quel momento fragile e decisivo in cui il corpo si confronta con il limite, il gesto nel momento della tensione. Venti gli artisti coinvolti – di età e modalità espressive differenti, provenienti da linguaggi diversi, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia all’installazione, fino all’utilizzo dell’intelligenza artificiale – che sviluppano una riflessione sullo sport e sul corpo con uno sguardo privo di retorica, attraversato talvolta da una sottile, consapevole, ironia, “impiegata come dispositivo critico per decostruire l’immaginario epico della performance e  del risultato per riportare il corpo alla sua realtà concreta, imperfetta e vulnerabile”,  come sottolinea la curatrice Paola Martino. 

Pino Di Gennaro, “Forza Azzurri”

On edge significa essere tesi, nervosi, sul filo. Il titolo racchiude già un duplice significato: da un lato allude a una pratica artistica audace e di rottura, “che sfida le convenzioni”, e al contempo rimanda alla condizione di tensione che attraversa il tempo sportivo, inteso come spazio di concentrazione e attesa, e il corpo dell’atleta diventa luogo di esposizione, rischio e trasformazione. In queste opere la tensione agonistica si sposta dal terreno della competizione a quello della sospensione. Uno spazio tempo contratto in cui il gesto atletico e quello artistico restano in bilico, ancora non compiuti, esposti alla possibilità dell’errore quanto a quella dell’invenzione. In questa soglia  liminale, lo sport si sottrae alla propria retorica agonistica per diventare campo di esposizione critica, spazio di possibilità più che di risultato. È un tempo performativo, in cui il corpo non “vince” né “perde”, ma insiste, si misura, talvolta fallisce. Attraverso una sottile ironia, le opere in mostra disinnescano i codici della competizione. La performatività del gesto atletico si trasforma così in un dispositivo aperto, capace di interrogare il corpo non come strumento di efficienza, ma come luogo vulnerabile, teso. La performatività olimpica si emancipa dalla logica del risultato e diventa esercizio, attesa. On Edge non mette in scena l’azione, ma ciò che la precede e la attraversa : una tensione trattenuta, sempre sul punto di risolversi, che diventa forma, linguaggio, pensiero .Un n tempo instabile, in cui il gesto atletico è ancora prossimo al suo compiersi. È in questo spazio liminale che l’immaginario sportivo si fa materia poetica.

I nomi degli artisti, in rigoroso ordine alfabetico: Alessandro Baffigi, Stefano Banfi, Paki Paola Bernardi, Felipe Cardeña, Paolo Cassarà, Francesco De Molfetta, Pino Di Gennaro, Eleonora Federico, Silvia Gaffurini, Alessandro Grimoldieu, Gabriella Kuruvilla, Cristiana Palandri, Fabrizio Pozzoli, Tiziana Priori, Sofia Samar, L. Mikelle Standbridge, Kazuto Takegami, Rocco Tanica, Simona Uberto.

Per offrire un’idea complessiva della mostra, abbiamo selezionato 7 artisti, ognuno con uno stile particolare.

Pino Di Gennaro, Forza Azzurri. Un augurio simbolico alle squadre azzurre: i rami verticali con foglie in cartapesta si sviluppano secondo una sequenza cromatica che richiama i colori olimpici, a struttura metallica curva evoca una montagna innevata, simbolo del paesaggio alpino dei Giochi Invernali ma anche della sfida interiore, della fatica e del coraggio di superare i propri limiti. Il cerchio dorato risplende come una  medaglia d’oro, e chiude la composizione come segno di unione e condivisione.

Stefano Banfi, “Tina”

Stefano Banfi, milanese classe 1974, trasforma Tina e Milo, mascotte ufficiali dei Giochi Olimpici e Paraolimpici Milano-Cortina 2026, in emblemi di una regalità contemporanea, illuminata dai valori di partecipazione, uguaglianza e orgoglio collettivo. In una scena vibrante dai colori intensi, Tina siede su una poltrona regale stilizzata, avvolta dalla luce di un lightbox, e stringe la fiaccola olimpica: simbolo di energia, passione e unità. Al suo fianco, Milo emerge con solenne forza paraolimpica, celebrando resilienza, determinazione e dignità in un abbraccio visivo di inclusività e coraggio.

Con un’ironia sottile e affettuosa, Gabriella Kurvilla capovolge l’immagine eroica della competizione sportiva, liberandola dalla retorica della performance. Nel piccolo formato intimo delle opere (30×30 cm) un’anziana donna pratica lo “sport estremo” dello sferruzzare, gesto minimo di tensione muscolare che diventa prova di resistenza, concentrazione e precisione.

Tiziana Priori, “Olympic winter, acrilico e pittura fluorescente su carta nepalese e ferro

L’opera di Tiziana Priori, intitolata Olympic Winter, nasce dal pensiero dell’artista sull’inverno storico che stiamo vivendo. ‘La neve serve a illuminare il buio dei tempi’, spiega l’artista. “Poi ho aggiunto No ICE, ma non parlo di ghiaccio: il riferimento è alle squadre ICE arrivate a Milano. Meglio prestare attenzione come su una lastra ghiacciata…”. La tecnica utilizzata è acrilico e pigmento fluorescente su carta nepalese e ferro, che si illumina con luce di Wood o luce nera. Quando la luce  nera sfiora il blu dominante, attraversato da lampi fluorescenti, appare la neve che cade, rivelando per incanto, come in una boccia di vetro capovolta, un paesaggio interiore intimo, fragile, evanescente. Sospeso tra la luce e l’ombra del ricordo. Sembra un  controtempo rispetto alla tensione estrema dei Giochi Olimpici Invernali. Eppure, sotto la neve, vibra ancora l’eco silenziosa di quell’energia olimpica, finalmente placata, lentamente.

Felipe Cardeña, “Ermine Blues”

In Ermine Blues, Felipe Cardeña (artista spagnolo la cui identità rimane avvolta nel mistero, in  stile Banksy), costruisce un universo visivo euforico e giocoso. L’ermellino, scelto come mascotte delle Olimpiadi, emerge  come un cartoon, tra colori esplosivi, fiori esotici e geometrie psichedeliche. Rappresentato con grazia quasi infantile, diventa un alter ego dell’artista, emblema di libertà, trasformazione e reinvenzione senza confini. Costruita per accumulo e ibridazione, l’opera  fonde natura, cultura e immaginario digitale, trasformandosi in una riflessione sull’identità in movimento: l’ermellino, come un supereroe, si trasforma in un pilota lanciato con il suo bob con gli sci in una corsa cosmica, libera da confini e direzioni prestabilite. E questo slancio visionario diventa uno spazio di resistenza poetica e utopia, non solo per l’artista, ma per chi osserva, invitato a diventare anch’esso protagonista di questo viaggio senza confini. Una vera “gara olimpica” dell’immaginazione, in cui la vittoria più grande è giocare e reinventarsi liberamente.

Alessandro Grimoldieu, “La fiamma cammina con me”

Alessandro Grimoldieu: giovane artista  (classe 1990) vicino alla “Post human art”, negli ultimi anni d’anni si è dedicato all’arte orafa, creando collezioni di anelli di design disegnati a mano e fusi. Il  titolo della opera esposta è La Fiamma cammina con me. Lavorata combinando profilo laser, tratto di penna grafica ed elaborazione tramite intelligenza artificiale: secondo l’artista espressione a tutto tondo di quella rivoluzione tecno-biologica, secondo la quale esiste una possibilità di commistione tra uomo e tecnologia, e che Grimoldieu considera “inevitabile” (” lungi dall’essere una minaccia per la creatività umana, l’IA può rappresentare un nuovo umanesimo”). Il soggetto dell’opera è una figura che cammina tra le montagne, simbolo di fatica, ascesa e superamento. La fiaccola che porta non è soltanto un riferimento alla tradizione olimpica, ma un fuoco che attraversa le epoche, mentre il bastone sdoppiato suggerisce l’idea di destino ed energia in trasformazione. ll piccolo formato e il segno controllato, valorizzati da una leggera velatura, richiamano l’eleganza delle stampe settecentesche, con la patina ingiallita dal tempo, il disegno eseguito con una linea fine e precisa, invita al contempo a riflettere sulla memoria, sul passato, e sulla loro continua rielaborazione nel presente  segnato dalla tecnologia in trasformazione inarrestabile. Il nuovo “fuoco di Prometeo” rubato agli dei per donarlo all’umanità. Come una moderna fiaccola olimpica..

La fotografa americana Mikelle Standbridge (trasferitasi in Italia nel 2000, attualmente risiede e lavora tra Biella e Milano).L’opera, strutturata come un dittico, mette in tensione visione e dissoluzione, presenza e assenza  e si fa riflessione silenziosa sul limite, sulla sospensione e sulla memoria, temi che riecheggiano l’esperienza degli sport invernali oltre il gesto atletico., verso una dimensione emozionale più profonda. Qui il  sogno non è proiezione verso il futuro, ma ritorno, sedimentazione del sentire. . In questo spazio rarefatto, Standbridge traduce l’esperienza del “sul limite” in una dimensione intima, dove il sogno diventa materia fragile da attraversare, più che da decifrare.

Info:

Gli eroici furori
arte contemporanea

Via Melzo, 30 – 20129 Milano
Tel. +39 02 3764 8381
cell. + 39 347 8023868
silvia.agliotti@furori.it

orario della galleria
martedì-venerdì
dalle 15,30 alle 19,00
sabato e mattina su appuntamento

Di Cristina Tirinzoni

Giornalista professionista e critico teatrale, ha cominciato a scrivere per testate femminili (Donna Moderna, Club 3, Effe, Donna in salute). E’ stata poi per lungo tempo redattore del mensile Vitality e del mensile Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie Come un taglio nel paesaggio (Genesi editore, 2014) e Sia pure il tempo di un istante (Neos edizioni, 2010).

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