L’annessione israeliana in Cisgiordania diventa una realtà giuridica. In poche parole l’illegalità “legalizzata”. Tutto questo è, ovviamente, contro il diritto internazionale. Le nuove misure in sostanza annullano le norme precedenti sull’acquisizione dei terreni, cancellano l’obbligo di un permesso da parte del Ministero della Difesa di Israele
Ora se non tutti, quasi tutti parlano dell’arma dei coloni la più efficace alla cancellazione dell’esistenza palestinese nella Cisgiordania, che gli uomini con kippah ed M16 per bocca del proprio profeta politico Bezalel Smotrich definiscono alla maniera biblica: Giudea e Samaria. Loro possono più di Israel Defence Forces che occupa i territori palestinesi dal 1967, anche perché immediatamente dopo iniziarono a insediarsi a Gerusalemme est, nel Golan, nel Sinai (fino al 1982), a Gaza (fino al 2005), appunto in Samaria. Occupazioni di fatto benedette dai governi laburisti dei premier Levi Eshkol, Golda Meir, Yitzhak Rabin con l’esercito che assecondava violenze crescenti sulla popolazione araba. Da domenica scorsa l’ultimo esecutivo delle occupazioni e delle discriminazioni, quello di Benjamin Netanyahu che aggiunge la personale passione per il genocidio, offre un ulteriore aiuto alla sostituzione della cittadinanza in Cisgiordania. Attraverso l’abrogazione d’un divieto sulla vendita diretta dei terreni locali e rendendone possibile un acquisto dai singoli proprietari. Finora i coloni interessati alla terra e alle abitazioni esistenti potevano acquistarle solo da società registrate su aree controllate dal governo d’Israele. Le nuove norme ne facilitano il passaggio di proprietà in base alla legge oltre che alla forza. Siamo davanti a un ulteriore passo che elimina controlli e supervisioni, sempre appannaggio dello Stato israeliano, su compravendite che possono mascherare frodi o prevaricazioni. Insomma i palestinesi perdono anche quel filo legale con cui potevano opporsi a operazione proditorie poiché i coloni dovevano richiedere un permesso d’acquisto al Ministero della Difesa che, in caso di aree sensibili, poteva opporsi. Accadeva di rado ma esisteva questa possibilità. Adesso non più. Gli stessi registri catastali, che non erano facilmente consultabili, non si prestavano a poter rintracciare i proprietari, da questo momento per società immobiliari e gruppi di coloni sarà più facile la rincorsa alla terra.

Non solo Gaza da edificare secondo interessi speculativi di resort extra lusso per la clientela di Jared Kushner e soci, ma una egualmente martoriata Cisgiordania da trasformare definitivamente con questi nuovi appigli giuridici. Anzi i promotori della nuova norma, il citato Smotrich e il ministro della Difesa Israel Katz sostengono che essa corregge l’intrinseco razzismo che “discriminava gli ebrei americani ed europei e qualsiasi persona di etnìa non araba interessata all’acquisto immobiliare in Giudea e Samaria”. I due ministri israeliani si scagliano di fatto contro gli Accordi di Oslo del 1993 che già in fase di formulazione e di stretta di mano fra i rappresentanti delle parti in causa, Rabin per Israele, Yasser Arafat per l’Organizzazione della Liberazione della Palestina, mostravano enormi limiti. I territori (della Cisgiordania e Gaza) su cui avrebbe avuto giurisdizione l’allora nascente Autorità Nazionale Palestinese, restavano sotto occupazione militare dell’Idf, il popolo palestinese che dieci anni dopo conoscerà l’umiliazione d’un territorio seviziato dal Muro di Sharon, era tenuto a vista da militari israeliani e da funzionari dell’ANP, i primi armai, i secondi acquiescenti che ne controllavano ogni movimento. Le speranze di pacificazione generate, a maggioranza pur relativa, sui due fronti non trovavano conferme e miglioramenti successivi. I limiti erano rappresentati dall’assenza del diritto al ritorno della numerosa diaspora palestinese, da un’autodeterminazione tramite uno Stato degno di questo nome rimasto solo nelle intenzioni, da un’economia autoctona mai implementata nonostante i richiami d’una cooperazione per energia, acqua, trasporti, finanza, commercio, industria, telecomunicazioni. Per anni è accaduto l’inverso e anche “nei territori a pieno controllo dell’ANP” i coloni hanno potuto scorrazzare, insediarsi, violare patti, beni e persone. Per domani si prepara il peggio, ma esso stesso è partito da lontano. Neppure dalla ‘Guerra dei sei giorni’ ma dalla volontà sionista di creare un focolare ebraico in Palestina. Un focolare che non ammette i palestinesi.
articolo pubblicato su http://enricocampofreda.blogspot.it
