Al Teatro Franco Parenti, fino all’8 marzo, va in scena “Il mio nome è Maria Stuarda”, tratto dal testo teatrale della scrittrice Verna. Il progetto è ideato dalla regista Shammah
Sul palco, una scenografia estremamente spoglia: solo uno sgabello e un microfono, quando le luci si spengono, lentamente una giovane donna in taillerino grigio raggiunge la sua postazione. Tra le mani stringe alcuni ritagli di giornale. “Sono qui per dirvi come è andata”, dice con voce timida, come indifesa, forse in soggezione, rivolgendosi al pubblico in sala. Si presenta: Maria Stuarda. E ha molto da raccontare. Comincia dall’inizio. Da quel nome altisonante che un “titolo nobiliare” che nasconde un’ironia amara, l’ha ereditato da un padre poverissimo, soprannominato per scherno il “re di Savoia”, dai compaesani, come buon augurio per la figlia, senza sapere che la vera regina era stata decapitata.

Al Teatro Franco Parenti, fino all’8 marzo, va in scena “Il mio nome è Maria Stuarda”, tratto dal testo teatrale di Nicoletta Verna, autrice de I giorni di vetro (2024), successo letterario candidato al Premio Strega. Il progetto è ideato da Andrée Ruth Shammah, che da qualche anno dedica il suo teatro alla nuova drammaturgia, e vede protagonista Marina Rocco. Si tratta di un monologo intenso, che intreccia memoria e attualità, intimità e denuncia. La narrazione è accompagnata dalla musica evocativa della sassofonista Marina Notaro, vestita di verde, che aggiunge il giusto pathos al fluire della storia. La regia è di Andrea Piazza, i costumi di Simona Dondoni. È uno spettacolo che mette al centro “il corpo come campo di battaglia e la parola come atto di resistenza”, dando voce a una storia di violenza, sopraffazioni, abusi e prepotenze, ma anche di consapevolezza e riscatto femminile.
Maria Stuarda è una donna semplice. Povera ma bella. La sua giovane vita è segnata da umiliazioni e soprusi e da uomini violenti. Sposa Michele, un uomo brutto e ignorante che però possiede un podere, e si ritiene fortunata. Siamo negli anni Quaranta: arriva la guerra. Michele viene dato per disperso in Russia. Lei rimane sola. Per sopravvivere si mette alla ricerca di un lavoro, senza successo, fino al giorno in cui in paese viene trovato il corpo di una donna caduta da un palazzo, un’operaia del calzaturificio di zona. Maria Stuarda prende il suo posto di lavoro, sembra un colpo di fortuna, la cosa più bella del mondo. Invece si rivelerà un incubo, il padrone della fabbrica tenta di violentarla e lei, per difendersi, reagisce colpendolo. In quell’atto trova la forza per ribellarsi. Tuttavia, subirà un processo e verrà condannata, pagando il prezzo della sua resistenza.

“Maria Stuarda è una donna come tante, che continua a guardare il mondo con umiltà e ingenuità mentre viene travolta da n’esistenza segnata da violenze e umiliazioni. Una donna che ha preso le cose così come venivano, con semplicità e candore, senza che le venisse mai in mente di domandarsi se era giusto o sbagliato. A Maria Stuarda hanno insegnato a sopportare. La ribellione non è prevista. Fino a quando la vita non la mette davanti a una realtà che non si aspettava. Inizia a farsi delle domande e affiora il suo vissuto con il marito, si capisce che in casa ha subito violenza, ma senza mai mettere in discussione quello che stava vivendo. Con il processo, prende coscienza di se stessa”, ha dichiarato Marina Rocco. Proprio Shammah nella stagione 2023-2024 le aveva già dato l’opportunità di mettere in mostra le sue doti di attrice affidandole il ruolo di Maria Brasca, la protagonista del dramma omonimo di Giovanni Testori, un’operaia fiera e ribelle, pronta a difendere il proprio amore, diventata simbolo di vitalità e dignità femminile nella Milano del dopoguerra, segnata dalla povertà, dalle lotte quotidiane e dal desiderio di riscatto.
In questa nuova prova Marina Rocco rivela una solida maturità artistica: riesce a donare a Maria Stuarda un candore commovente accompagnato da una costante umiltà che si coglie nella voce, nelle piccole esitazioni. Senza ricorrere a gesti eclatanti o parole urlate, l’attrice riesce a comunicare una dolore profondo, quasi nascosto che, proprio per questo, colpisce con maggiore forza lo spettatore. Un dolore che non si trasforma mai in rabbia ma in consapevolezza, cambiamento e riscatto. La forza di questo progetto ideato da Andrée Ruth Shammah sta proprio nel restituire una parola straordinariamente densa pur mantenendo una “facciata” di semplicità estrema, quasi ingenua. L’attrice racconta la storia con una naturalezza disarmante che ti arriva come un pugno allo stomaco. Maria Stuarda non accusa, né si difende, si limita a porgere il resoconto oggettivo degli avvenimenti, lasciando che siano i fatti stessi, a conti fatti, a costringere alla riflessione. Spogliandosi via, via degli abiti e poggiandoli sopra ad ogni sedia che abita la scena piena di vestiti appesi a grucce, come a suggerire che Maria Stuarda è una di una lunga schiera di donne. Troppe donne che, ieri ed oggi, hanno affrontato e affrontano ancora oggi una violenza strisciante e silenziosa. Fisica, sessuale o psicologica. Scroscio di applausi meritatissimi.
Info
Sala Blu
1 ora e 5 minuti
sabato 7 Marzo – 19:15
domenica 8 Marzo – 15:45
Prezzi
SETTORE A (file A–H)
intero 30€
SETTORE B (file I–S)
intero 22€;
under30/over65 16€; convenzioni 18€
GALLERIA (file T–Z)
intero 18€;
under30/over65 16€; convenzioni 16€
ORARI DI APERTURA
lunedì
dalle h 16.00 alle h 18.00
da martedì a venerdì
dalle h 10.00 alle h 14.00
e dalle h 16.00 alle h 19.00
sabato
dalle h 15.00 alle h 19.00
domenica
chiusura
Il botteghino apre un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
Via Pier Lombardo 14 | t. 02.59995206 | biglietteria@teatrofrancoparenti.com
