L’artista Senatore presenta, fino al 27 giugno, nella Galleria Mazzoleni di Milano, la sua prima mostra in cui per la prima volta introduce nel suo linguaggio il paesaggio e la tessitura come assi portanti della sua pratica
La Galleria Mazzoleni, dal 16 aprile al 27 giugno, presenta nei nuovi spazi milanesi di Via Senato 20, inaugurati lo scorso anno, FESTA! E’ la prima mostra personale di Marinella Senatore, nota per le sue celebri luminarie, indiscussa protagonista dell’arte partecipativa a livello internazionale .
Qui la tessitura è protagonista assoluta: nucleo centrale della mostra milanesesono una serie di arazzi realizzati in collaborazione con la scuola Chanakya di Mumbai, ricamati a mano da artigiane tessili altamente specializzate. Segnano un momento di svolta nella ricerca dell’artista, (nata a Cava dei Tirreni, 1977), introducendo per la prima volta nel suo linguaggio il paesaggio e la tessitura come assi portanti della sua pratica.

Già dal titolo emerge con forza l’idea dell’arte come celebrazione della communitas, elemento centrale nella ricerca di Senatore da oltre vent’anni. Il punto esclamativo segna una dichiarazione d’intenti: «In un presente frammentato, FESTA! riporta al centro il significato profondo dello stare insieme, del condividere uno spazio e un tempo comuni – afferma Marinella Senatore -. L’arazzo condensa tradizione e contemporaneità, individualità e collettività Una pratica capace di generare, ancora oggi, nuove forme di comunità». Più di trecento artigiane qualificate della Chanakya School of Craft hanno ricamato queste opere attraverso rielaborazioni tessili, raffinati ricami e tecniche artigianali innovative, impiegando materiali organici come lino grezzo, iuta, seta e cotone.
«Per troppo tempo, per interi secoli, l’arte del ricamo è stata considerata minore solo perché associata al femminile. Considero invece il ricamo un linguaggio artistico, capace di dialogare naturalmente con le pratiche dell’arte relazionale. Non è soltanto un elemento decorativo, ma un gesto capace di creare comunità. Spesso si sviluppa in forma collettiva, favorendo la socialità e il senso di appartenenza, un modo per stare insieme in maniera gioiosa e condivisa. Con questo progetto desidero quindi celebrarlo come una vera e propria forma d’arte relazionale dove l’arte accade e si rinnova, nel processo creativo, sull’interazione tra individui piuttosto che sulla produzione di oggetti estetici. E diventa quindi un gesto di riscatto, in una prospettica più ampia di genere», dichiara Mariella Senatore, scelta proprio in questi giorni come “Artista dell’anno alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC)”, un programma di visiting artist ispirato alla prassi delle grandi istituzioni international dedicandole per tutto il 2026 una sala con una selezione significativa di opere (tra disegni, bozzetti, collage. arazzi) e un ciclo di incontri con studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, laboratori ed eventi aperti al pubblico. “Trasformando il museo in un teatro di esperienze creative collettive e condivise”, come ha dichiarato la direttrice Renata Cristina Mazzantini.

La collaborazione con Chanakya costituisce un elemento fondamentale del significato dell’opera, introducendo anche una marcata dimensione di empowerment femminile. Fondata nel 2017 a Mumbai da Karishma Swali, Chanakya è la prima scuola di ricamo in India dedicata alle donne Un impegno che si inserisce in un contesto in cui questa tradizione è stata a lungo tramandata di padre in figlio, assumendo un significato più ampio di emancipazione e riscatto di genere. Un’arte millenaria, storicamente appannaggio maschile, è così arrivata anche nelle mani delle indiane. Chanakya ha creato uno spazio in cui le donne possono apprendere il ricamo, e costruire percorsi di autonomia ed emancipazione. Ad oggi, la scuola ha formato oltre mille donne, di tutte le età e provenienti da diversi contesti socio-economici, creando una solida comunità di esperte nel settore. E ha avviato numerose collaborazioni con maison di alta moda e artisti a livello internazionale, tra cui Dior con il progetto Cosmic Garden.

Gli arazzi di Festa! sono stati realizzati attraverso una complessa lavorazione che combina ricamo, intreccio, applicazioni.La superficie non è uniforme: è costruita per stratificazioni successive, dove fili, tessuti e ricami creano rilievi e variazioni materiche che rendono l’opera quasi tridimensionale, estremamente ricca e corale nella sua costruzione. E si inseriscono nella pratica artistica partecipativa come “pannelli narrativi” tessili: vere e proprie trasposizioni visive dei laboratori e degli incontri realizzati con le donne della Chanakya School of Craft di Mumbai. In queste occasioni sono stati raccolti frasi, desideri, racconti e immagini legati alla cultura della festa, poi rielaborati nella forma dell’arazzo.
Riemerge la natura, con tutta la sua forza evocativa e al tempo stesso la sua delicatezza. Il paesaggio inteso con come semplice sfondo, ma come spazio sociale e narrativo, un vero “archivio culturale vivo”, secondo la definizione dell’artista stessa. Un dispositivo in cui si condensano relazioni sociali, memoria, conflitti e appartenenze. In questa prospettiva, non è mai neutro: non si limita a conservare tracce del passato, ma orienta ciò che una comunità considera narrabile e trasmissibili. Il paesaggio è costruito come segno simbolico e scenico, più vicino a una scenografia teatrale che a una veduta “botanicamente” coerente. Le piante di bambù (nella mitologia indiana, simboleggiano la capacità di superare gli ostacoli attraverso la saggezza) appaiono come una sorta di colonna che struttura lo spazio visivo, veri e propri assi ritmici. Le foglie, con la loro eleganza eterea, disposte in modo da formare una chioma leggermente reclinata, ondeggiano con grazia, partecipando alla danza. Risuonano fra scritte ricamate integrate nella composizione la parola Glimmers: risvegli, barlumi. E la frase: Can you sit beside me?
Completano l’allestimento due collage inediti The Creation of a Context (foglia oro, collage, tecnica mista su tavola) intrecciano parola e immagine
