Attivisti della Flotilla ammanettati, genuflessi, faccia a terra, mentre il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Ben Gvir li deride, li offende e li umilia. Oltre l’indignazione dell’attuale ministro degli Esteri dello stesso governo Gantz anche Palazzo Chigi (finalmente) e la Farnesina sono andati all’attacco di uno dei politici più crudeli di Netanyahu

Li vuole così proni, umiliati e vinti, schiavi della sua carognosa brama tirannica. Fosse per lui li impiccherebbe subito, visto che, a suo dire, portavano sostegno ai miliziani di Hamas. Intanto sbava nel vederli ammanettati e sottomessi da poliziotti che agiscono mascherando l’identità tanto quel sequestro non può essere giustificato da nulla. Né sicurezza, ordine, prevenzione. Nulla. Li ha fatti sequestrare nel mare di tutti sulle proprie case galleggianti, mentre veleggiavano attorno all’ideale di libertà. Libertà propria, della Flotilla, e del popolo perseguitato e sterminato dei gazawi. Così Ben Gvir, l’ennesimo satrapo di quel concetto coloniale che è Israele, si compiace d’un potere che la cricca cui appartiene gli concede. Si delizia nel mostrarlo, si fa riprendere e fotografare con gusto, perpetuando oltre il turpe disprezzo per il genere umano, la propria vile potenza di sprezzante persecutore. L’esternazione rivoltagli da Gideon Sa’ar, collega e attuale ministro degli Esteri nel governo NetanyahuTu (Ben Gvir, ndr) non sei il volto di Israele. Hai volontariamente causato danno al nostro Stato in questa vergognosa messinscena e non è la prima volta. Hai vanificato sforzi enormi, professionali e di successo (sic) compiuti da così tante persone, dai soldati dell’Idf al personale del ministero degli Esteri”.

Attivisti della Flotilla ammanettati e bendati

Scusanti para buoniste d’un sionista in mascherata crisi con sé stesso, col suo passato destrorso nel Likud poi convogliato verso una sedicente Nuova Speranza, il partito condiviso con Benny Gantz, quindi rimangiate a favore di nuovi incarichi negli esecutivi di Netanyahu ai quali aderisce sin dal 2013. Ed è questa giostra di sigle politiche a sostegno d’una presunta “vivacità democratica” di Israele che resta nuda, come il suo re, l’Erode odierno che a favore di telecamera si compiace della mostruosa crudeltà che cova in petto. Un’altra Israele, se esiste è impotente, i dissidenti sono pochi e bloccati da un sistema che milioni di loro fratelli e sorelle, non necessariamente ultraortodossi, approvano. La democrazia d’Israele è fuffa di cui si riempiono la bocca anche tanti politici nostrani bipartisan, come fa la lunga fila dei comunicatori da tastiera e da salotti tivù, estimatori del sionismo di ritorno. O persino d’un kibbutzismo rimasto nel mondo dei sogni del secondo dopoguerra, quando già l’Israele reale costola del terrorismo dell’Haganah, nasceva, viveva e prosperava sulla pelle dei palestinesi. Per quei corpi imprigionati e piegati su sé stessi, ammanettati, genuflessi, faccia a terra, come una fotocopia delle Abu Ghraib e delle Guantánamo della Cia, oggi si muove – incredibile a dirsi – anche il governo italiano poiché fra i sequestrati ci sono nostri concittadini. Palazzo Chigi e la Farnesina pretendendo scuse, cui magari Ben Gvir risponderà orgoglioso, ricordando Al-Masri:Ma voi i torturatori, non li amavate?

articolo pubblicato su http://enricocampofreda.blogspot.it

Di Enrico Campofreda

Giornalista. Ha scritto per Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport, Il Manifesto, Terra. Attualmente scrive di politica mediorientale per il mensile Confronti, per alcuni quotidiani online e sul blog http://enricocampofreda.blogspot.it/ Publicazioni: • L’urlo e il sorriso, 2007 • Hépou moi, 2010 • Diario di una primavera incompiuta, 2012 • Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013 • Leggeri e pungenti, 2017 • Bitume, 2020 • Corazón andino, 2020 • Il ragazzo dai sali d’argento, 2021 • Pane, olio, vino e sale, 2022 • L'Intagliatore 2025

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