Jannik Sinner mentre aiuta Alexander Zverev nell'ultimo Torneo di Wimbledon

Il numero uno del mondo Sinner è stato criticato per alcune scelte, ma rimane un campione positivo per la sua sportività sul campo

Wimbledon è passato da una settimana e di Jannik Sinner si è detto più o meno tutto. In terra inglese ha dimostrato di essere il migliore al mondo. Una superiorità sancita prima dallo stesso da Novak Đoković (re del torneo più prestigioso del pianeta per ben sette volte): “È stata una bella batosta e non c’era molto che potessi fare. Ero semplicemente mezzo passo indietro praticamente su ogni colpo, quindi… Lui era semplicemente di un livello o più superiore al mio. Tutto qui. Davvero non c’era molto che potessi fare in campo. È molto difficile da leggere, è diventata un’arma incredibile negli ultimi due anni da quando ha cambiato tecnica” e poi da Sasha Zverev incontrato in finale: “Jannik, non mi piaci più. Sei il migliore al mondo”. Spesso i tifosi sono anestetizzati dalle vittorie, l’altoatesino però ha dimostrato di valere ancora di più fuori dal campo. Il suo modo mai banale nelle dichiarazioni a fine partita, quando esalta l’impegno dei più umili, come i raccattapalle: “Per tutto quello che fanno. Ci rendete la vita più semplice sul campo”. Senza dimenticare il lato più umano: “Devo ringraziare il mio team e anche mamma. Era in tribuna e l’ho vista uscire un paio di volte per la tensione…”. Oppure andare dall’altra parte della rete a soccorrere l’amico-rivale Zverev quando cade. E’ troppo facile tifare le gesta di un campione sul campo, non è sbagliato carpirne anche i valori che aumentano la dimensione di un fuoriclasse. Nessuno è perfetto, figuriamoci Pel di carota (tanto per citare il personaggio di Jules Renard). Egli stesso nel gennaio del 2025 snobbò l’invito del Quirinale. A maggio, dopo la conquista degli Internazionali d’Italia, andò, questa volta sì, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e si giustificò: “Bello rivederlo. La scorsa volta ero molto nervoso (non dimentichiamo il caso clostebol n.d,r.), soprattutto quando dovevo parlarci. È molto importante per lo sport italiano”. Certo non fu una bella immagine quella topica col Capo di Stato, ma chi è immune da errori?

Jannik Sinner incontra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

L’anno prima, all’indomani della vittoria dell’Australian Open declinò anche l’invito al Festival della canzone italiana condotto all’epoca da Amadeus: “Faccio il tifo da casa. E’ un evento bello, però sto facendo due giorni qua per me, ma poi tornerò a lavorare, è quello che mi piace fare, quindi non andrò a Sanremo”. A quell’evento il ventiquattrenne della Val Pusteria rinunciò a un lauto gettone. In questo caso la scelta la condividiamo: essere sobri aiuta sempre. Una riflessione va fatta. Il numero uno del mondo sembra prediligere la concentrazione sulla carriera piuttosto che il riconoscimento pubblico. Certo è che in quel momento sia stato molto divisivo, infatti non è superfluo aggiungere che bisogna gestire il successo e le responsabilità che ne derivano. Critiche piovono sulla sua testa per la sua residenza monegasca. Non dimentichiamoci che le tasse il tennista italiano le paga nella terra in cui disputa i tornei: A Wimbledon il fisco inglese gli chiederà il 45% del premio vinto che si gira intorno ai 3,6 milioni di sterline (4,2. milioni di euro). Un volo in Alto Adige in cui le proprie origini, l’identità a cui appartieni sono sacre. I genitori di Sinner, vivono a Sesto, in Alta Pusteria, e sono noti per la loro vita riservata e laboriosa. Papà Hanspeter ha lavorato a lungo come cuoco in un rifugio alpino, mentre la mamma Siglinde ha lavorato come cameriera e addetta alle pulizie nella stessa struttura. Hanno trasmesso al figlio valori solidi e concreti, come l’etica del lavoro e l’umiltà. Sono rimasti profondamente legati alle proprie abitudini e al loro stile di vita semplice anche dopo i grandi successi sportivi del figlio, continuando a lavorare e rinunciando spesso ai riflettori, come quando hanno declinato gli inviti nel Royal Box di Wimbledon per non stravolgere le proprie routine. Lo stesso Jannik ripete spesso: “A me è stata offerta la possibilità che mamma e papà non hanno avuto…”. Un’appendice. Le parole secondo molti politici: “Sinner è un orgoglio italiano”. Non siamo d’accordo. E’ un simbolo, un esempio. L’orgoglio è un’altra cosa. Infinita retorica.

Di Beppe Vigani

Giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1993. Corrispondente, in passato, del Corriere dello Sport e delle Agenzie radiofoniche AGR e CNR, redattore a La Notte, Infront, radio MilanInter e radio Number One, oltre ad altre innumerevoli collaborazioni. Opinionista, attualmente, di Telelombardia e Top Calcio 24-7Gold

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