Michael Kenna. Sedia da spiaggia. Viadana Mantova 2017

E’ tornato Parma360 Festival, appuntamento della creatività contemporanea. Quest’anno la manifestazione, che terminerà il 2 giugno, giunta alla sua decima edizione, propone un ricco programma di esposizioni ed eventi distribuiti tra musei, palazzi storici e spazi urbani, coinvolgendo 22 location, oltre 70 mostre e più di 200 artisti

La città si accende di visioni luminose e nuove prospettive: fino al 2 giugno torna Parma360 Festival, il festival dedicato alla sperimentazione dei linguaggi contemporanei, diretto da Chiara Canali e Camilla Mineo. Quest’anno la manifestazione, che celebra il traguardo della sua decima edizione, propone un ricco programma di esposizioni ed eventi distribuiti tra musei, palazzi storici e spazi urbani, coinvolgendo 22 location, oltre 70 mostre e più di 200 artisti, trasformando così questa elegante citta  fondata nel 183 A. C. dai Romani, sede di un ducato  (istituito nel 1545 5 da Papa Paolo III Farnese ed esistito fino al 1859 con alterne vicende,  in un palcoscenico culturale diffuso e dinamico.

Il tema scelto per il 2026, “LUX. Visioni sulla luce”, attraversa l’intero programma come filo conduttore: mostre, talk, incontri, eventi e l’immancabile Circuito OFF animeranno la città mettendo in dialogo pratiche artistiche differenti per riscoprire la luce come linguaggio universale, materia viva e potente mezzo espressivo, capace di diventare strumento narrativo, ridefinire i luoghi, creando connessioni ed emozioni. A ricordarci che in un mondo saturo di immagini, la luce può ancora essere uno strumento per cambiare il nostro modo di guardare.

Un ambiente del Parma360 Festival

Presso il Torrione Visconteo, il Duo Es — formato dall’artista  Nicola Evangelisti e Silvia Serenari — presenta Del Sublime, un progetto installativo che unisce ricerca luminosa e la sperimentazione sonora  del compositore Nicola Evangelisti (in una singolare coincidenza di omonimia). In un’epoca dominata dalla proliferazione iconica e dalla saturazione dello sguardo, Nicola Evangelisti e Silvia Serenari scelgono invece la rarefazione, la verticalità e il silenzio contemplativo della luce. La loro ricerca artistica si inscrive in quella rara linea dell’arte contemporanea capace di coniugare speculazione filosofica e intensità estetica, accompagnando il visitatore in un percorso ascensionale che si sviluppa attraverso i quattro livelli del Torrione medioevale. I “rosoni di luce”, proiettati sulla volta a botte del seminterrato, le geometrie pulsanti di vibrazioni luminose e le frequenze sonore in continua trasformazione, danno vita a un dialogo fluido tra visione e ascolto, in cui luce e suono si elevano  come movimento dello spirito oltre i confini dello spazio e del tempo, oltre il visibile del cosmo.

Particolarmente significativa è l’opera video Transies Euntis, autentico fulcro immersivo del progetto, dove i rosoni luminosi si dissolvono e si ricompongono in una metamorfosi continua, evocando simultaneamente il microscopico e il cosmico. “Qui il linguaggio digitale perde ogni freddezza tecnologica per assumere una qualità quasi mistica, come se l’immagine elettronica potesse  recuperare una funzione sacrale”. Del Sublime — come scrive Chiara Canali nel testo critico che accompagna la mostra — si configura così come un’ascesa percettiva che restituisce all’arte una funzione antica e oggi sempre più rara: quella tensione verso ciò che eccede il linguaggio e la forma, in cui l’estetica torna a coincidere con il numinoso, come mysterium tremendum et fascinans, in una sorta di smarrimento ed ebbrezza di fronte alla vertigine del sublime.

Quadrifluox

Ci spostiamo a piedi attraversando il Ponte Verdi, che scavalca il torrente Parma, per raggiungere il centro storico e le Gallerie San Ludovico, sede della mostra Morphology Light. Viaggio nella forma della luce, personale di Antonio Barrese. L’esposizione propone un attraversamento immersivo della ricerca dell’artista, figura centrale della sperimentazione italiana tra arte, design e scienza, nonché tra i fondatori del Gruppo MID (Mutamento Immagine Dimensione). Dalle sperimentazioni  cinetiche storiche fino ai lavori più recenti, come Big Shining e Mini Shining, le opere esposte rendono evidente la coerenza di questo percorso: la luce diventa una vera e propria materia plastica, capace di costruire spazi immateriali e di modificare radicalmente la percezione dell’ambiente, mettendo in crisi ogni automatismo dello sguardo.

Poco distante, alla Casa del Suono, è allestita la mostra Synthetic Horizons. Nuove geografie dell’intelligenza artificiale. Attraverso video, installazioni immersive e macchine sonore, il percorso espositivo invita a riflettere sulle nuove possibilità narrative e sugli spazi immaginativi aperti dall’era dell’Intelligenza Artificiale. Protagonisti del progetto sono sei artisti under 35 — Andrea Crespi, Ex.Favilla, Hariel, Manuel Macadamia, Svccy e Vandalo Ruins — che impiegano l’IA come strumento cognitivo, poetico e critico per indagare nuovi scenari visivi e concettuali.

Duo Es Transies Euntis 2026 still da video

Occhio all’artista digitale Matteo Succi, in arte Svccy (nato a Ravenna nel 1997): presenta Il cavaliere, elegia algoritmica, una figura umana simile a una statua  senza volto a simboleggiare la perdita di identità nella società contemporanea. Un lavoro che coinvolge direttamente il pubblico in un processo generativo: il visitatore può intervenire scrivendo parole o brevi testi, che vengono poi utilizzati come input per sistemi di intelligenza artificiale capaci di generare immagini floreali in tempo reale. Una nuova armonia i tra uomo, natura e tecnologia è possibile? Vandalo Ruins trasforma le voci dei visitatori in un archivio sonoro collettivo. Andrea Crespi con The Artist, propone una riflessione sull’ identità nell’era post- digitale e sul rapporto non neutro tra essere umano e intelligenza artificiale. Manuel Macadamia presenta infine Sunset AI World, opera in cui un’intelligenza sincronica ridefinisce la percezione del tempo.

Il secondo piano di Palazzo Pigorini accoglie Quadrifluox, Una nuova luce: illustrazioni di Jean Mallard, Clément Thoby e Florian Pigé. Il progetto a cura di Piergiuseppe Molinar, nasce da un’idea radicale: l’inchiostro non deve soltanto assorbire la luce, ma può anche generarla. Attraverso l’uso di inchiostri fluorescenti, sotto la luce di Wood l’opera cambia stato: l’immagine si accende, si espande e rivela livelli nascosti e dettagli invisibili, trasformando profondamente la percezione dell’opera stessa.

Draw The Light riunisce i lavori di Davide Bonazzi, Ilaria Urbinati, Andrea Serio, Riccardo Guasco, Giulia Neri, Maria Martini, Marco Cazzato, Federica Bordoni, Fernando Cobelo, Marco Palena, Federica Fabbian e Giordano Poloni. Nell’ambito dell’illustrazione e della graphic novel, la luce diventa qui un vero e proprio strumento espressivo e narrativo: non è solo un elemento visivo, ma una componente che costruisce il racconto stesso. Attraverso contrasti, bagliori e ombre, gli artisti modellano atmosfere, generano profondità e creano sospensioni temporali che guidano lo sguardo e l’emozione dello spettatore.

Antonio Barrese ,Morphology

Sempre a Palazzo Pigorini, la mostra fotografica imperdibile Il fiume Po. Scritture di luce di Michael Kenna, a cura di Sandro Parmiggiani, introduce una dimensione più lenta, quasi meditativa. I settanta scatti in rigoroso bianco e nero, selezionati da un corpus più ampio restituiscono un paesaggio sospeso e rarefatto, fatto di nebbie, riflessi e cieli lattiginosi. Qui le immagini, nate da un’attenta osservazione delle condizioni atmosferiche e costruita attraverso tempi di esposizione spesso lunghi, si trasforma in una scrittura visiva silenziosa e suggestiva, più vicine alla poesia che alla descrizione documentaria, in cui il paesaggio diventa puro spazio mentale. “Queste immagini sono il riflesso delle mie conversazioni con il Po”, spiega il fotografo Kenna che descrive il Po come una presenza potente e magnetica paragonabile a un “vecchio e saggio amico”. Mi ha ricordato quel bianco e nero essenziale di Gente del Po, il cortometraggio d’esordio di Michelangelo Antonioni, girato nel 1943 Affianca la mostra un video-intervista di 15 minuti, realizzata appositamente per questo progetto espositivo, che mostra Kenna durante le sessioni di ripresa, immerso nelle passeggiate lungo il Po alla scoperta della sua bellezza e insondabile mistero.

ll grande fiume, dal corso sinuoso, immerso nel silenzio e avvolto da un velo d’incanto nella bruma, sembra invitare anche noi a rallentare. Il suo scorrere placido attraversa la pianura, sfiorando pioppeti, argini e cascine, quasi sotto l’effetto di un sortilegio, trasformando il paesaggio in una quiete ovattata  senza tempo. Il mare è là, in fondo al viaggio.

Di Cristina Tirinzoni

Giornalista professionista e critico teatrale ha cominciato a scrivere per testate femminili (Donna Moderna, Club 3, Effe, Donna in salute). E' stata poi per lungo tempo redattore del mensile Vitality e del mensile Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Di Parole e Silenzio (Genesi editore, 2026) Come un taglio nel paesaggio (Genesi editore, 2014) e Sia pure il tempo di un istante (Neos edizioni, 2010).

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