Asher Goldberg - Blooper No1

In due importanti luoghi espositivi milanesi, Spazio HUS e Galleria Didart, fino al 30 giugno è visitabile la mostra “Doppio Presente”, in cui ogni artista è presente in entrambe le sedi con una sola opera. Ne deriva una condizione di doppia presenza, intesa non soltanto come distribuzione fisica delle opere tra due sedi, ma come stato di risonanza e dialogo continuo tra spazi, linguaggi e sguardi

Codice segreto di Tiziana Priori

Che cos’è davvero il presente? Un istante infinitesimale che svanisce immediatamente nel passato, oppure uno spazio più ampio in cui memoria, percezione e attesa convivono, sovrapponendosi e intrecciandosi senza soluzione di continuità? E se il presente non fosse uno soltanto? Se, come suggeriscono le più affascinanti teorie del multiverso, esistessero infinite versioni della realtà che si sviluppano simultaneamente, ciascuna con le proprie possibilità, deviazioni e narrazioni? È proprio questa suggestione a fare da sfondo alla mostra “Doppio Presente”, visitabile fino al 30 giugno: un originale progetto espositivo a cura di Francesca Bianucci e Chiara Cinelli che indaga il presente della contemporaneità come condizione complessa, stratificata e non lineare, attraversata da molteplici livelli di esperienza che coesistono e si sovrappongono, declinata ed espressa  da ventidue artisti contemporanei — tra pittori, fotografi e scultori di diverse generazioni,  le cui ricerche si distinguono per la varietà di linguaggi e materiali, dalla ceramica al bronzo, dalla carta alla materia tessile.

Lo spazio Hus

L’idea del “doppio” si sviluppa anche nell’esperienza stessa della mostra, articolata in due importanti spazi espositivi milanesi, in cui ogni artista è presente in entrambe le sedi con una sola opera. Da un lato lo Spazio HUS, in via San Fermo 19, nel cuore di Brera; il nome che richiama il termine danese hus, che significa “casa”, riflette pienamente l’identità del luogo: un laboratorio creativo e una fonte d’ispirazione per architetti, interior designer, artisti e professionisti del settore. Dall’altro la Galleria Didart, nel quartiere delle Cinque Vie, in via Sant’Orsola 8/A, concepita come una piattaforma aperta alla ricerca, alla sperimentazione e alle nuove generazioni dell’arte contemporanea. Ne deriva una condizione di doppia presenza, intesa non soltanto come distribuzione fisica delle opere tra due sedi, ma come stato di risonanza e dialogo continuo tra spazi, linguaggi e sguardi, in cui ogni artista esiste simultaneamente in due luoghi distinti, quasi abitasse universi paralleli, senza mai perdere la propria identità e mantenendo attivo un legame invisibile ma costante tra i due ambienti. In questo senso il presente si fa “doppio”, poiché accoglie più livelli di esperienza e molteplici punti di vista simultanei, ma anche la possibilità che ogni singolo istante contenga sviluppi alternativi, traiettorie del reale che si moltiplicano e si diramano, evocando la suggestione del multiverso.

Un opera di Michele Gallo

Un artista non si esaurisce in una singola opera, così come il presente non si riduce a un solo istante. Ogni tappa offre un’immagine differente e, nella memoria di chi osserva, queste immagini si stratificano, dando forma a uno spazio più ampio di possibilità interpretative. Le opere non sono concepite per confluire in un’unica visione, ma per coesistere in parallelo, mantenendo tra loro una distanza che diventa parte attiva del progetto stesso. Agli occhi di chi guarda, questa duplicità non si manifesta come conflitto, ma come sistema di risonanze, in cui ogni immagine sembra riflettersi e prolungarsi nell’altro ambiente. In questa vertigine di possibilità simultanee, essere presenti in un mondo in cui la realtà fisica, la dimensione virtuale e quella dell’immaginazione si sovrappongono continuamente significa allora forse restare dentro una soglia che non smette mai di muoversi. Non si tratta più di un’esperienza lineare, ma di una condizione viva e stratificata su più livelli: tra ciò che accade e ciò che si ricorda, tra ciò che si osserva e ciò che si interiorizza, tra ciò che si immagina e ciò che si attende. Più un processo di coscienza che un istante fisico. Significa imparare a sostare nell’instabilità stessa dell’esperienza. Il presente, oggi, non si conclude mai: si reinventa mentre accade.

Gli artisti: Maria Grazia Besi, Sofia Brogi, Simonetta Chierici, Elisabetta Cusato (Eliscus), Claudia De Luca, Pino Di Gennaro, Elena Farassino, Diana Forassiepi, Michele Gallo, Asher Goldberg, Sandro Gorra, Alfredo Laviano, Shuhei Matsuyama, Claudio Onorato, Tiziana Priori, Giordano e Michele Redaelli, Tiziana Santoli, Piero Scandura, Buket Sönmezocak, Cristina Torri, Sinan Turaman, Marisa Ulcigrai

Di Cristina Tirinzoni

Giornalista professionista e critico teatrale ha cominciato a scrivere per testate femminili (Donna Moderna, Club 3, Effe, Donna in salute). E' stata poi per lungo tempo redattore del mensile Vitality e del mensile Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Di Parole e Silenzio (Genesi editore, 2026) Come un taglio nel paesaggio (Genesi editore, 2014) e Sia pure il tempo di un istante (Neos edizioni, 2010).

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