Laetitia Ky, "Free", 2023 Fotografia, c-print mounting on diasec plexiglass satin cm. 80×120 Courtesy LIS10 Gallery Copyright Laetitia Ky

Negli spazi di XNL Piacenza, il centro per l’arte contemporanea, il teatro e la musica della Fondazione di Piacenza e Vigevano, è visitabile fino al 5 luglio la mostra multidisciplinare “Oltre le nuvole”

«Iiih! E che so’ quelle?». È la battuta che conclude il celebre cortometraggio Che cosa sono le nuvole? (1968), scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini e incluso nel film a episodi Capriccio all’italiana. Dopo aver interpretato l’Otello di William Shakespeare, le marionette di Jago (Totò) e Otello (Ninetto Davoli), ormai inutili, vengono gettate in una discarica. È proprio lì, per la prima volta, che alzano gli occhi al cielo. Davanti a loro si apre uno spettacolo mai visto: le nuvole. Alla domanda ingenua e insieme vertiginosa di Otello – «Che cosa sono le nuvole?» – Jago, con il volto dipinto di verde, risponde sottovoce: «Quelle sono… sono le nuvole…». Rapito da quella visione, Otello esclama: «Quanto so’ belle, quanto so’ belle… quanto so’ belle…». In quell’istante le due marionette, scoprono  la “straziante, meravigliosa bellezza del creato” che chiude il film con un senso di stupore, di libertà e di riconciliazione con il mistero dell’esistenza.

Fausta Squatriti, Cubo con nuvola blu, 1967, acciaio specchiante e plexiglas, cm 38.5×38.5×20 Archivio Fausta Squatriti ETS, Milano

Forse basta un attimo anche a noi. È sufficiente distogliere lo sguardo dallo schermo del cellulare e alzare gli occhi al cielo per accorgersi di quanto siano belle le nuvole. Soffici e vaporose come batuffoli di cotone o panna montata. Altre volte, timide, appena  di passaggio, buffe e stravaganti, oppure dense e minacciose, cariche di tempesta. Invitano a esercitare lo sguardo e l’immaginazione: c’è chi, osservandole, vi scorge una balena che nuota nel cielo. Qualcun altro riconosce un a montagna o un cammello con la sua gobba. E il cielo, ogni volta, ricomincia da capo. Instabili, mobili, le nuvole non sono mai uguali a se stesse: si aprono, si spezzano, si rincorrono senza fretta, si sfiorano appena e subito si separano, si dissolvono, si ricompongono, cambiano forma senza fermarsi, proprio come pensieri che attraversano la mente . Ed è proprio la loro bellezza, effimera e struggente, luogo di confine tra visibile e invisibile a ricordarci il fluire del tempo e la fugacità delle cose. Metafore della transitorietà esistenziale. di emozioni e stati d’animo.

E, anche in un’epoca dominata dai cloud digitali, le nuvole non hanno perso il loro potere evocativo. Continuano ad affascinare artisti, scrittori e fotografi, che ne fanno materia di ricerca e di sperimentazione, ispirando nuove immagini, nuovi linguaggi e nuove visioni.

Proprio questa inesauribile ricchezza di significati è al centro della mostra multidisciplinare Oltre le nuvoleBeyond the Clouds, allestita negli spazi di XNL Piacenza, il centro per l’arte contemporanea, il teatro e la musica della Fondazione di Piacenza e Vigevano, visitabile fino al 5 luglio. La  mostra-curata da Chiara Gatti, Paola Pedrazzini e Gianmarco Romiti, con la partecipazione del collettivo Storyville_ci porta lassù fra le nuvole e a coglierne tutte le meraviglie  intrecciando arte, fotografia, cinema, teatro  e  scienza. Tra installazioni site-specific, dipinti di ieri e di oggi, suggestioni letterarie (da Luigi Pirandello a William Shakespeare, fino a Jean Racine e Fernando Pessoa),  citazioni cinematografiche, testi drammaturgici (giovani attrici e attori che hanno frequentato in edizioni diverse i percorsi di Bottega XNL-Fare Teatro, danno voce alla parola teatrale che, da Aristofane a Shakespeare, ha incontrato le nuvole). Acquari di nuvole e deflagrazioni improvvise di vapore. 

Il percorso sonoro è curato da Gianmarco Romiti e si sviluppa attraverso un’installazione audio sperimentale progettata da S. Ali Hosseini e XNL Musica in collaborazione con il Conservatorio di Piacenza. L’opera utilizza un sistema multicanale composto da sedici diffusori e due subwoofer, creando un ambiente immersivo in cui i visitatori vengono avvolti da un paesaggio sonoro mutevole, reattivo alla luce e alla loro presenza. S. Ali Hosseini è un giovane talento emergente nel campo della musica elettronica e delle arti audiovisive. In occasione dell’edizione 2026 della International Computer Music Conference, svoltasi ad Amburgo, lo studente di origine iraniana del Conservatorio “Nicolini”, iscritto al dipartimento di Composizione e Nuovi Linguaggi, è stato insignito del premio Best Student Music, riconoscimento dedicato ai lavori più innovativi della nuova generazione di compositori digitali.

Ad accogliere il visitatore all’ingresso si trova l’installazione luminosa cinetica site-specific Cirrus di Denis Santachiara, celebre designer italiano. Cinque lampade scendono dal soffitto e si muovono nello spazio con un andamento oscillatorio, evocando la leggerezza e l’instabilità delle nubi atmosferiche. Le loro forme morbide irrompono nell’ambiente con discrezione, trasformando l’ingresso in un paesaggio sospeso, in continua variazione percettiva.

A pochi passi si incontra Eolorium – Vie d’ailleurs di Marie-Luce Nadal. Fin dalla sua prima macchina per catturare le nuvole, realizzata nel 2015, l’artista francese nata nel 1984 a Perpignan, è spinta pinta da un sogno utopico e ossessionata da una domanda ricorrente: come possedere l’inafferrabile? “Volevo creare una nuvola in una scatola per poter finalmente dire che è possibile giocare con le nuvole come si gioca con il fuoco”. Questa cacciatrice di nuvole, come un’alchimista contemporanea, le riduce in estratti che incorpora nei suoi eolorium, veri e propri “acquari di nuvole”.

Come suggerisce già il titolo Eolorium — un gioco di parole che rimanda a Eolo, dio del vento — l’opera si presenta come un frammento di paesaggio che racchiude un territorio in miniatura, sormontato da un cielo nuvoloso: una sorta di sezione del mondo, un suo taglio parziale. L’opera diventa così il tentativo dell’artista di comprenderlo o, forse, di ricrearlo in forma poetica, restituendone la continua instabilità.

L’installazione luminosa site-specific Senza titolo 23di Mauro Pace accoglie il visitatore in uno spazio immersivo. Una cascata di fumo genera una nuvola viva, in continua trasformazione, pronta a essere attraversata e abitata. Sospeso dal suolo, un cerchio di luce in movimento disegna scie nel vuoto, evocando un tempo visibile, ciclico e infinito.

L’opera rinuncia volutamente a un titolo descrittivo, lasciando il visitatore libero di costruire la propria esperienza e di accogliere le sensazioni che essa suscita. Il numero 23 costituisce un indizio discreto, Rimanda invece a una misura reale ma invisibile: i 23 gradi di inclinazione del cerchio di luce, gli stessi che richiamano l’inclinazione dell’asse terrestre. Un riferimento essenziale al tempo del pianeta, al suo movimento perpetuo e alla ciclicità che governa la natura.

Le teche in vetro extra-chiaro (2021–23) dell’artista concettuale argentino Leandro Erlich ospitano piccole nuvole realizzate con inchiostro ceramico, sospese in una condizione di apparente immobilità. Attraverso un sistema di lastre di vetro o pannelli sovrapposti, su cui sono stampate le forme nuvolose e illuminate da luci LED, l’artista costruisce un dispositivo percettivo che restituisce l’illusione di una nuvola intrappolata nello spazio. L’immagine, perfettamente cristallizzata, sembra sospesa nell’aria, sfidando la logica del tempo e della materia.

Nuvola” di Claudio Picco

Atlas of Clouds trasforma fotografie, tavole e illustrazioni ottocentesche in un flusso visivo in movimento. Dai pionieri dello studio meteorologico Luke Howard a Hugo Hildebrand Hildebrandsson fino a Masanao Abe, l’installazione esplora il contrasto tra il desiderio di classificare il cielo e la natura instabile delle nuvole. Nasce così un vero atlante poetico, dove scienza e immaginazione si fondono in un’esperienza contemplativa. Un passaggio significativo e affascinante del percorso espositivo della mostra è la serie Equivalents (o Equivalenti) il celebre lavoro di Alfred Stieglitz, una sequenza di fotografie in bianco e nero dedicato alle nuvole, tra cumuli densi e atmosfere rarefatte, diventate uno dei vertici della fotografia modernista del primo Novecento. Il progetto nasce da un gesto semplice ma radicale: orientare la macchina fotografica verso l’alto e registrare, a intervalli regolari, le variazioni del cielo in differenti condizioni di luce e di clima. Da questa pratica si sviluppa una ricerca che trasforma il paesaggio atmosferico in un terreno di esplorazione visiva ed emotiva. Nel suo saggio del 1923, “Equivalenti. Canti del cielo”, Stieglitz chiarisce la sua intenzione: le nuvole non sono più soltanto un elemento ma  forme capaci di tradurre stati d’animo, emozioni e tensioni interiori. Il cielo si fa così linguaggio, e l’impalpabile prende forma nell’immagine fotografica.

Site-specific è l’installazione cinetica del visual artist tedesco Dominic Kiessling. Il suo approccio alla creazione artistica è fortemente sperimentale: egli descrive le sue opere come “esperimenti fisici”, affermando di partire da elementi molto semplici per poi osservarli e “giocarci” finché non emerge qualcosa di inatteso e interessante. Gran parte delle sue opere nasce infatti da incidenti casuali. High Plain utilizza un sottilissimo telo in polietilene, simile a quelli impiegati per proteggere i pavimenti durante la tinteggiatura delle pareti. Animato da flussi d’aria generati da ventilatori opportunamente direzionati, il materiale riproduce il movimento lento e mutevole di una nuvola sospinta dal vento, trasformando un elemento comune in una presenza eterea e in continua evoluzione. Il movimento si fa così qualcosa di magico: emozione, respiro, poesia.

Semplicemente splendide le due imponenti installazioni luminose in neon e plexiglas Spiral Lighte Sunset Light(1967), di Laura Grisi, artista italo-greca di grande rilievo per la sua forte impostazione concettuale e la padronanza di differenti media artistici, scomparsa nel 2017 e moglie del documentarista Folco Quilici.

Le sue installazioni “meteorologiche”, avviate a partire dal 1968 (nascono dalle sue esperienze di viaggio, durante le quali misura deserti e oceani, li filma e ne riproduce le sonorità) mirano a riprodurre fenomeni e forze naturali come nebbia, arcobaleni, pioggia, vortici, sabbia e pietre, traducendoli in esperienze sensoriali e percettive. In questo stesso orizzonte di ricerca Grisi, come molte sue opere degli anni ’60, concepisce le colonne luminose al neon, alte più di due metri e avvolte in una spirale, come elementi sospesi tra natura e artificio, e attraverso una attenta calibratura della  luce generano stati d’animo e percezioni differenti dello spazio.

In Sunset Light (1967), tubi di luce colorata abitano una colonna di plexiglas radicata nell’acciaio, trasformando il parallelepipedo minimalista in un’esperienza percettiva che evoca il tramonto. Ne scaturisce un’atmosfera lattiginosa, al tempo stesso calda e soffusa, prossima al crepuscolo. In Spiral Light la luce è bianca e fredda, mentre il plexiglas amplifica bagliori ondulati, velature e riflessi, generando vibrazioni visive che evocano una dimensione introspettiva e misteriosa, sospesa tra presenza e assenza, finito e infinito. L’effetto è volutamente ambiguo: la luce bianca appare al tempo stesso industriale e artificiale — per il materiale e la tecnologia del neon — e immateriale e atmosferica, poiché tende a dissolvere la presenza fisica dell’oggetto.

Jeppe Hein, “Smoking Bench”, 2002_Courtesy the artist, KÖNIG GALERIE, Berlin and 303 GALLERY, New York Ph. Ole Hein Pedersen exhibited at ARoS, 2009

L’ultima opera in mostra al pianterreno è un coinvolgente video del collettivo Storyville: Beyond è un mosaico di scene cinematografiche in cui sono presenti le nuvole,  tratte da capolavori di Vittorio De Sica, Akira Kurosawa, Pier Paolo Pasolini, Theo Angelopoulos, Wim Wenders, Ridley Scott. Fra le opere esposte al secondo livello, spicca Smoking Bench di Jeppe Hein, artista danese di stanza di Germania, tra il gioco e l’interattività, una panchina che invita il visitatore a sedersi, di fronte a un grande specchio, salvo poi sorprenderlo con improvvisi sbuffi di vapore che trasformano un gesto quotidiano in un’esperienza inattesa e giocosa,. L’effetto non è mai identico: la posizione e il peso di ciascun corpo influenzano infatti il flusso della foschia, rendendo ogni attivazione unica e irripetibile.

La bubble machine Cloud Canyons dell’artista David Medalla  produce continuamente bolle di schiuma leggere e instabili che vanno a creare in maniere casuale delle sculture effimere  che ricordano le nuvole.

Notevole, ed esplicita sin dal titolo, è la fotografia Free di Laetitia Ky, classe 1996. Al centro di questo gesto di libertà si trovano i capelli afro della fotografa, ritratta di spalle e intrecciati con fili di metallo: sembrano ali della libertà, pronte a spiccare il volo verso un nuovo orizzonte. Sculture aeree che scuotono e invitano alla riflessione sui temi cari all’artista ivoriana, come la discriminazione, il razzismo, la decolonizzazione e la rivendicazione identitaria.

 Magnifico il Cielo anemico di Mario Schifano. Tempera del 1964, attraversata da pochi segni grafici, evoca un cielo  vibrante e astratto ,con due grandi nuvole  scure, e   che trasmette un forte senso di sospensione poetica e di silenzio.

Piero Manzoni. Achrome, 1961-62, fibra di vetro, 61,5 × 46 cm Fondazione Piero Manzoni, Milano ph. Agostino Osio © Fondazione Piero Manzoni, Milano

Achrome, 1961-62,  fibra di vetro, di Piero Manzoni è la rappresentazione di ciò che la nuvola è: impalpabilità, la leggerezza ,la cromia inafferrabile, fatta di “una luce pura ed assoluta,  capace di afferrare l’eternità, come affermò il grande artista lombardo. Cubo con nuvola gialla e Cubo con nuvola blu del 1967 appartiene ad uno dei cicli più importanti e rivoluzionari dell’artista Fausta Squatriti, recentemente scomparsa. Piccole sculture connotate da una vivace componente cromatica. ealizzate in acciaio specchiante e plexiglas generano una visione caleidoscopica trasportando lo  spettatore in un mondo immaginifico gioioso.

Il soggetto di Alps Geographies and People, fotografia realizzata nel 2019 da Olivo Barbieri, è la montagna. Non una montagna osservata da lontano, ma vissuta attraverso lo sguardo di chi la percorre, la scala, attraversa cime, precipizi e crepacci, inseguendo miraggi e prospettive inattese. In queste immagini tutto è autentico: ogni dettaglio appartiene alla realtà. Eppure il risultato appare quasi immaginario, sospeso tra il vero e l’onirico. È proprio il rapporto tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo a rivelare la straordinaria capacità tecnica e poetica di Barbieri, tra i fotografi italiani più apprezzati e riconosciuti a livello internazionale, che trasforma il paesaggio alpino in una visione capace di sorprendere e disorientare lo sguardo.

In Anthropic Cloud, Martin Romeo mette in relazione materia, tecnologia e paesaggio attraverso un dispositivo che rende visibile l’invisibile. Una scultura in vetro di Murano trasparente, attraversata da delicate sfumature violacee, dialoga con uno schermo sul quale scorre il video di un paesaggio urbano. L’opera reagisce in tempo reale al traffico aereo che sorvola la città: ogni volta che un velivolo entra nell’area di rilevamento del sistema, una nube prende forma simultaneamente all’interno della scultura e sul monitor. Il passaggio degli aerei, normalmente percepibile solo attraverso il rumore o le tracce radar, si traduce così in una presenza eterea e mutevole, trasformando un flusso invisibile di dati in un evento poetico e tangibile.

Divertente e surreale è Nuvola (2023) di Gabriele Picco, in cui un’iconica Fiat 500 trasporta sul portapacchi una nuvola: la fotografia documenta la sua scultura permanente nel Parco delle Madonie, in Sicilia. La nuvola, intese come allegorie della vita, assumono qui una dimensione poetica e visionaria, incarnando l’idea romantica e impossibile di portarne insieme il peso e la leggerezza. Accanto alla fotografia di Gabriele Picco, sono esposti alcuni modellini, che ampliano e reinterpretano in scala ridotta le poetiche e le visioni legate al tema della nuvola, creando un dialogo diretto con l’opera principale.

Una mostra davvero imperdibile per chi ha la testa “fra le nuvole”. Un’esperienza immersiva, intensa e totalizzante, capace di suscitare riflessione, emozione e stupore. Oltre le Nuvole non è soltanto un titolo, ma un invito a superare i confini del visibile, a cercare ciò che sfugge e a ritrovare quella capacità di elevarsi che appartiene da sempre all’esperienza umana: un pensiero in movimento, che rifiuta ogni forma di fissità. Come le nuvole. Le nuvole sono la forma più libera del paesaggio: mutevoli nella forma, in continuo divenire imprevedibili  nel loro divenire si addensano si diradano vanno e vengono tra terra e cielo. “Nelle nuvole c’è chi ci vede un cammello, chi un cavallo, chi una balena…”.

E allora una volta usciti, alzando gli occhi al cielo, chi potrà ancora ridurre una nuvola soltanto a un semplice fenomeno atmosferico, a una massa di gocce d’acqua sospesa nell’aria?

Di Cristina Tirinzoni

Giornalista professionista e critico teatrale ha cominciato a scrivere per testate femminili (Donna Moderna, Club 3, Effe, Donna in salute). E' stata poi per lungo tempo redattore del mensile Vitality e del mensile Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Di Parole e Silenzio (Genesi editore, 2026) Come un taglio nel paesaggio (Genesi editore, 2014) e Sia pure il tempo di un istante (Neos edizioni, 2010).

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