Cover del libro di Jacqueline Ceresoli "Donne, luce e libertà. Storie di light art e di altre illuminazioni"

E’ stato recentemente presentato al Museo del Novecento di Milano il nuovo libro della storica e critica d’arte Ceresoli

Donne, luce e libertà. Storie di light art e di altre illuminazioni” è il nuovo libro di Jacqueline Ceresoli, pubblicato da Postmedia Books, e recentemente presentato al Museo del Novecento di Milano. Storica e critica d’arte, docente all’Accademia di Belle Arti di Palermo e da anni attenta osservatrice delle traiettorie più sottili dell’arte contemporanea, Ceresoli dà vita a un’opera che sfugge deliberatamente alle gabbie della trattazione accademica. Non è un semplice saggio critico, né un’antologia di ritratti di artiste spesso trascurate dalla critica e marginalizzate nella narrazione ufficiale. Allo stesso modo, non si presenta come un manifesto femminista celebrativo, in senso stretto, pur muovendosi in un panorama artistico che ancora oggi fatica a riconoscere pienamente il contributo delle donne.
“L’arte non ha sesso. Non esiste la light art al femminile, bensì le opere con la luce attraversate da una sensibilità ed intelligenza empatica propria dell’esperienza femminile”, precisa l’autrice. L’originalità dello sguardo di Jacqueline Ceresoli risiede proprio nella chiave interpretativa che introduce: la luce non è soltanto materia estetica né un semplice linguaggio artistico, si configura piuttosto come autentica “materia dell’esistenza”, segno identitario del proprio essere, insieme donna e artista. Fin dal titolo si avverte una tensione tripartita, quasi un triangolo semantico in cui ciascun elemento rinvia all’altro in un gioco di rimandi e rifrazioni reciproche. In tale prospettiva, la libertà creativa e quella esistenziale tendono a sovrapporsi, sino a coincidere.
L’elemento luminoso si configura come rivelazione, risveglio e presa di coscienza di un femminile che si riappropria di uno spazio storicamente segnato da una prevalenza maschile. Uno spazio che supera l’idea della “stanza tutta per sé” per farsi postura nel mondo: un modo di abitarlo, attraversarlo e trasformarlo. Parafrasando il verso del poeta tedesco Friedrich Hölderlin (1770 – 1843) — poeticamente abita l’uomo — potremmo dire che qui luminosamente abita la donna: come soggetto che agisce nella visibilità senza chiedere permesso. Quasi una dichiarazione: eccomi, esisto, la mia luce brilla nel mondo. In relazione con gli altri, con la vita e con l’universo.

Jacqueline Ceresoli

La libertà enunciata nel titolo non si dà mai una conquista definitiva: si delinea piuttosto come una pratica, spesso faticosa, che attraversa il corpo, il lavoro e la trama delle relazione con gli altri. Le artiste raccontate nel volume risultano costantemente impegnate in un continuo negoziato con i limiti — culturali, sociali e personali— che ne circoscrivono e, al contempo, ridefiniscono l’azione. E forse è proprio questa la sua qualità più rara: Donne, luce e libertà è un libro che non si limita a raccontare la light art, ma la trasforma in un’esperienza viva. La luce non è più soltanto ciò che consente la visione, ma ciò che rende visibile una presenza. Un viaggio interiore dentro un’indefinibile dimensione dello spirito, alla ricerca di una presenza di luce.
In questo senso, la luce nelle installazioni femminili raccontate da Ceresoli non è décor, ma diventa materia fluida del pensiero. Una luce che sfida, che apre varchi fatti di intuizioni, di attese, di scelte difficili, di libertà continuamente riconquistate. È una luce che non pretende di dissipare tutte le ombre. Piuttosto, le accoglie, le modula, le attraversa. Una luce che non si lascia trattenere: rimbalza, si espande, attraversa i materiali — prima il neon, poi i LED verdi — e sfugge ai limiti, reclamando il diritto di determinare come, quando e cosa far apparire. Una luce che illumina storie. Si fa specchio di introspezione. Capace di porre domande. Una luce che non descrive soltanto, ma confessa, espone.
Nelle installazioni talvolta emergono enunciati e frammenti di discorso, delineati mediante lettere luminose policrome e sinuose serpentine di tubi fluorescenti, che articolano uno spazio visivo e semantico al tempo stesso. Pensieri che si accendono e risplendono: dichiarazioni amorose che si offrono allo sguardo con intensità quasi palpabile, e allusioni alla sfera della sessualità intese non come mera provocazione, bensì come espressione autentica del desiderio. In tal modo, la parola luminosa si fa corpo e presenza, trasformando il linguaggio in esperienza sensibile e coinvolgente. C’è anche una “luce giocosa, che allegerisce o si burla della drammaticità dell’esistenza e della banalità del reale”. Luce come agente di relazione, di connsessione, all’insegna di un estetica dello scambio, della cura di sè e del mondo, che interagisce con lo spazio che la accoglie . Una luce, si potrebbe insomma dire, profondamente umana.
Un ulteriore tratto distintivo dell’opera risiede nella capacità dell’autrice di coniugare la dimensione individuale con quella collettiva, che si colloca sullo sfondo del più ampio processo di emancipazione femminile e della lotta per la parità dei dirittii a cui dedica un’approfondita riflessione nella introduzione, a cominciare dal pensiero della scrittrice Mary Wollstonecraft, autrice del libro Rivendicazione dei diritti delle donne (1792), la madre di Mary Shelley, autrice di Frankenstein, e il pensiero dell’attivista americana Margaret Fuller (1810-1850). Viene altresì messa in luce una fitta rete di incontri e di relazioni tra le artiste, nella quale emergono connessioni, scambi e affinità, ma anche divergenze significative e traiettorie che, intersecandosi, si contaminano e si trasformano reciprocamente, generando un effetto di risonanza, e dando luogo a un continuo processo di ridefinizione identitaria e poetica. È impossibile citarle tutte: sono numerose, più di quanto avremmo immaginato, e con piacevole sorpresa. Ci limitiamo a richiamare alcuni dei nomi delle artiste raccontate nel volume. La lituana Aleksandra Kasuba, l’americana Jenny Holzer, la britannica Tracey Emin. Fra le italiane, Nanda Vigo, Amalia Del Ponte, LeoNilde Carabba, Grazia Varisco, Liliana Jadeluca, Marinella Senatore, Manuela Bedeschi.

In un contesto editoriale spesso dominato dalla rapidità e dalla semplificazione, questo libro si distingue come un’opera preziosa, una lettura che richiede tempo e attenzione. Si è portati a rallentare, a soffermarsi su una frase, per un’interpretazione inattesa, per un’intuizione che sorprende e apre a ulteriori riflessioni e interrogativi più ampi sul senso del fare arte oggi e sul nostro modo di abitare il mondo. Ceresoli non accumula dati né costruisce un sistema chiuso: il suo lavoro si configura piuttosto come un gesto di restituzione della complessità a ciò che troppo spesso vine ricondotto a categorie semplificate, fino a comporre un nuovo racconto, in cui la luce riconquista la sua dimensione originaria, o forse mai perduta: non soltanto ciò che illumina il reale, ma ciò che rende possibile il vedere — e il vedersi — come atto riflessivo e costitutivo dello sguardo stesso.
È proprio in questi interstizi che il lettore viene invitato a entrare: un territorio di possibilità in cui la luce, soprattutto quella generata da sguardi femminili, può ancora assumere la forma di un’insubordinazione. Per generare un possibile nuovo umanesimo, in un mondo segnato da scenari di guerra sul bilico della catastrofe, in questa società contemporanea sempre più ingegnerizzata e tecnologica, abitata dagli algoritmi dell’ intelligenza artificiale. Perché, come ci ricorda Ceresoli, la luce per le donne è «il più sensazionale atto d’amore per vita».

Di Cristina Tirinzoni

Giornalista professionista e critico teatrale ha cominciato a scrivere per testate femminili (Donna Moderna, Club 3, Effe, Donna in salute). E' stata poi per lungo tempo redattore del mensile Vitality e del mensile Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Di Parole e Silenzio (Genesi editore, 2026) Come un taglio nel paesaggio (Genesi editore, 2014) e Sia pure il tempo di un istante (Neos edizioni, 2010).

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