Marco Eugenio Di Giandomenico è ideatore e direttore scientifico di SUART. Scrittore, critico e curatore d'arte, economista della cultura e dell'arte, ha contribuito in modo significativo allo sviluppo teorico di questo paradigma

Intervista allo scrittore, critico e curatore artistico Di Giandomenico ideatore e direttore scientifico di SUART – Sustainable Art, giunto alla terza edizione. Da non perdere la mostra Materie viventi della scultrice Carlini, visitabile fino al 30 agosto nel cortile e nel giardino di Palazzo Reale a Milano

Il forum internazionale SUART – Sustainable Art, giunto alla sua terza edizione e ospitato il 9 luglio scorso nella Sala Conferenze di Palazzo Reale a Milano, ha rappresentato un importante momento di confronto sul rapporto tra cultura, arte e sviluppo sostenibile.

Promosso dall’Associazione Ethicando di Milano, SUART è un evento internazionale annuale di carattere scientifico e interdisciplinare, realizzato in collaborazione con enti pubblici e privati, università italiane e internazionali, con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e la collaborazione del Comune di Milano. Si avvale, tra le altre, della collaborazione dell’Università Pontificia Comillas di Madrid, dell’Università degli Studi di Milano, dell’Università degli Studi di Firenze e dell’Università Sapienza di Roma.

L’incontro ha riunito studiosi, istituzioni, operatori culturali e artisti, offrendo un significativo spazio di confronto sull’evoluzione del concetto di arte sostenibile e sulle nuove prospettive che stanno ridefinendo il ruolo dell’arte nella società contemporanea, intesa come forza capace di generare valore ambientale, sociale ed economico.

Foto della installazione il Bosco della scultrice Maria Cristina Carlini installata nel cortile di Palazzo Reale fino al 30 agosto

A suggellare l’iniziativa, la mostra Materie viventi della scultrice Maria Cristina Carlini, visitabile fino al 30 agosto nel cortile e nel giardino di Palazzo Reale a Milano, presenta due installazioni emblematiche del suo percorso artistico: Bosco e Filemone e Bauci. Opere capaci di esprimere, attraverso una potente essenzialità, il dialogo tra materiali naturali e di recupero – ferro, acciaio corten e legno – e la ricerca creativa dell’artista, intrecciata a un profondo senso di responsabilità ambientale che coinvolge tanto la dimensionale individuale quanto quella collettiva.

Ideatore e direttore scientifico di SUART è Marco Eugenio Di Giandomenico, tra i principali studiosi e promotori dell’arte sostenibile. Scrittore, critico e curatore d’arte, economista della cultura e dell’arte, ha contribuito in modo significativo allo sviluppo teorico di questo paradigma, affermandosi come uno dei suoi pionieri. Il suo percorso interdisciplinare, che integra economia, filosofia, teologia e storia dell’arte, gli ha permesso di sviluppare una visione ampia e trasversale dei temi della sostenibilità, della valorizzazione del patrimonio artistico e dell’innovazione culturale.

In questa intervista, insieme a lui, approfondiamo l’evoluzione del concetto di arte sostenibile, le sfide che attendono il sistema dell’arte e le opportunità che questo nuovo paradigma può offrire alla società contemporanea.

Dalla sostenibilità all’arte sostenibile: quale trasformazione culturale esprime questo passaggio e quali nuove prospettive apre sul rapporto tra creatività, ambiente e società?

Per lungo tempo la sostenibilità è stata interpretata prevalentemente in chiave economica e ambientale, come un insieme di pratiche e di utilizzi di materiali finalizzati alla tutela delle risorse naturali e alla riduzione dell’impatto antropico. Oggi, questo concetto ha progressivamente ampliato i propri confini, trasformandosi in una categoria concettuale capace di investire ogni ambito, compreso quello artistico, fino a coinvolgere l’intera produzione culturale.

Si tratta, dunque, di una trasformazione profonda, che riconosce nella cultura un’infrastruttura essenziale della sostenibilità, al pari dell’energia, dell’economia e della ricerca scientifica. Materiali, processi produttivi, logistica, consumo energetico, accessibilità e impatto sociale non sono più aspetti separati, ma elementi di una visione integrata che coinvolge l’intera filiera culturale, nella quale la ricerca estetica si intreccia con la responsabilità ambientale e con una più ampia consapevolezza etica.

Riflettere sulla sostenibilità significa, pertanto, andare oltre ciò che viene esposto e interrogarsi sulle modalità con cui l’arte viene concepita, prodotta, distribuita, conservata e infine fruita. Da questa nuova sensibilità prende forma un’estetica della responsabilità, che sostituisce alla logica del consumo quella della cura e oppone alla frenesia della produzione incessante il valore della durata, della memoria e della rigenerazione.

Quale è il ruolo dell’artista in questo processo?

L’artista ha sempre avuto il ruolo di osservare, interpretare e mettere in discussione il proprio tempo. Ciò che cambia oggi è la natura delle sfide a cui è chiamato a confrontarsi: la crisi ambientale, la perdita di biodiversità e la trasformazione del rapporto tra essere umano e pianeta diventano nuovi territori di ricerca e riflessione.

Attraverso la propria pratica, l’artista non si limita a rappresentare il cambiamento climatico o il deterioramento degli ecosistemi, ma può contribuire a renderli percepibili, creando immagini, esperienze e narrazioni capaci di generare consapevolezza. L’opera diventa così uno spazio di interrogazione collettiva, in cui mettere in discussione i modelli di sviluppo attuali e immaginare possibilità diverse di relazione con il mondo naturale.

In questa prospettiva, l’arte sostenibile non nasce come semplice tendenza, ma si inserisce nella lunga storia dell’arte come una delle risposte più significative alle trasformazioni culturali e ambientali del presente.

Nel corso del confronto a SUART, dagli interventi prestigiosi è emerso con forza il tema dell’impatto energetico dei grandi spazi espositivi: dalla climatizzazione necessaria per garantire la conservazione delle opere ai consumi legati all’illuminazione e alla gestione quotidiana dei musei.

La riflessione sulla sostenibilità comporta un necessario cambiamento di prospettiva: l’attenzione non si concentra più esclusivamente sull‘opera d’arte considerata come oggetto, ma sull’intero sistema di processi che ne accompagnano la produzione, la conservazione, l’esposizione e la circolazione. In questo scenario, anche musei, fondazioni e grandi eventi internazionali sono chiamati a ripensare i propri modelli organizzativi, mettendo in discussione pratiche consolidate e sviluppando nuove strategie relative all’allestimento, al trasporto delle opere, alla gestione energetica degli edifici e alle politiche di acquisizione, con una maggiore consapevolezza degli impatti economici e ambientali derivanti dalle proprie attività. Come sottolineato da Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale e della Cultura del Comune di Milano, nel suo intervento in occasione del forum di SUART, la questione, tuttavia, non riguarda soltanto “quanto consuma un museo”, ma la capacità di un’istituzione storica di trovare un equilibrio tra la valorizzazione del patrimonio culturale e l’adozione di modelli di gestione sostenibili nel lungo periodo, affinché la conservazione delle opere e la loro fruizione possano integrarsi con un uso più responsabile delle risorse. La sostenibilità diventa quindi non solo un criterio operativo, ma un principio guida fondamentale per perseguire la missione stessa di un museo: preservare il patrimonio artistico ricevuto dal passato, affinché possa continuare a essere custodito, valorizzato e trasmesso alle generazioni future.

Essere sostenibili significa in definitiva prendersi cura del mondo che abbiamo ricevuto, custodirlo come un’eredità e un dono prezioso, e riconsegnarlo al futuro perché continui a generare conoscenza, bellezza e valore.

Di Cristina Tirinzoni

Giornalista professionista e critico teatrale ha cominciato a scrivere per testate femminili (Donna Moderna, Club 3, Effe, Donna in salute). E' stata poi per lungo tempo redattore del mensile Vitality e del mensile Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Di Parole e Silenzio (Genesi editore, 2026) Come un taglio nel paesaggio (Genesi editore, 2014) e Sia pure il tempo di un istante (Neos edizioni, 2010).

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